Kitap 5
Prima che seguisse questa battaglia Plistoanattc l’altro re di Sparta si era mosso in soccorso de’ suoi, coi più vecchi e co giovanetti ; ed era giunto fino a Tegea ove intesa la vittoria tornò indietro. I Lacedemoni per messaggi rimandarono i Corintii e gli alleati di fuori dell’istmo, ed essi stessi tornati a casa accomiatarono i confederati, e celebrarono le feste carnee che tra loro ricorrevano. E con questo solo fatto purgarono la taccia sì di viltà onde allora gl’imputavano i Greci per le sciagure della Sfatteria, sì di sconsigliatezza e tardità nel resto ; eglino che avviliti, come pareva, dalla fortuna erano per quanto all’ animo sempre gli stessi. Il giorno precedente a questa battaglia gli E pi da uni con tutte le forze loro aveano assaltato il territorio argivo che sapevano trovarsi abbandonato, essendo gli Argivi usciti per la guerra ; e uccisero molta della gente lasciatavi a guardarlo. E dopo la battaglia venuti in aiuto ai Mantineesi tremila Elei di grave armatura, e ahri mille Ateniesi oltre quei di prima, tutti questi confederati andarono ad oste contro Epidauro (duranti ancora presso i Lacedemoni le feste carnee), e presero a cingerlo di mura scompartendosi il lavoro. Gli altri cessarono da quell’opera ; ma gli Ateniesi, come era loro toccato, condussero prontamente a Gne la rocca del tempio di Giunone, ove tutti concorsero a lasciare presidio ; e quindi tornò ciascuno alla sua città ; e finiva l’estate.
Al cominciare del seguente inverno subito i Lacedemoni celebrate le Carnee mossero l’esercito; e arrivati a Tegea facevano precorrere proposizioni di accomodamento ad Argo, nella qual città erano ad essi per l’innanzi dei fautori bramosi di abbattere il reggimento popolare, i quali, dopo seguita la battaglia, viemeglio riuscivano ad indurre a concordia la maggior parte dei popolani. Ma la loro intenzione era che prima si facesse tregua co’ Lacedemoni , e poi anche alleanza ; e che allora subito si desse addosso alla fazione popolare. Intanto da parte de’ Lacedemoni arriva ad Argo Lica di Arcesilao ospite degli Argivi con due proposizioni ; l’una pel caso eli’essi vogliano guerra; l'altra qualora vogliano aver pace : circa le quali, perchè vi si trovava presente Alcibiade, fuvvi grande altercatone : contuttociò quei che parteggiavano pei Lacedemoni, fattisi ornai arditi alla scoperta persuasero gli Argivi ad accettare quella di accomodamento che è la seguente :
«Piace al consiglio de’Lacedemoni di convenire con gli Argivi a questi patti ; che gli Argivi rendano i niulli agli Orcomenii, gli uomini ai Menalii, e quelli detenuti in Mantinea ai Lacedemoni ; che escano da Epidauro e ne distruggano le fortificazioni ; che qualora gli Ateniesi non escano da Epidauro , si tengano per nemici degli Ar- givi, de' Lacedemoni, e degli alleati di questi e di quelli. Se i Lacedemoni ritengano qualche fanciullo, lo rendano a tutte le città. Quanto alla vittima negata al Nume volere i Lacedemoni che se ne proponga giuramento agli Epidaurii, i quali giureranno di offrirla. Le città del Peloponneso , piccole e grandi, sieno tutte indipendenti secondo le patrie usanze« Entrando alcuno di fuori con male intenzioni nel Peloponneso, gli Argivi si accorderanno unanimemente a respingerlo nel modo che paia il più giusto ai Peloponnesi. Per gli alleati dei Lacedemoni fuori del Peloponneso si avranno gli stessi riguardi, che per quelli dei Lacedemoni e degli Argivi, ritenendo le cose loro. Il concordato si concluderà dopo avere esposte queste condizioni agli alleati, quando ad essi piacciano : se iu qualche punto pensino diversamente, ne sarà spedito avviso a Sparta ».
Gli Argivi accettarono da prima queste proposizioni, e l’esercito de’ Lacedemoni da Tegea tornò a casa. Ma poi avendo ornai pratica scambievole fra loro, non molto dopo, quei medesimi che si adopravano per Sparta, operarono sì che gli Argivi, rinunziando alla lega co’Mantineesi, Elei ed Ateniesi, facesser pace e alleanza co’Lacedemoni ; e ne fu fatta la stipulazione in questi termini :
« È piaciuto ai Lacedemoni ed agli Argivi che sfa tra loro pace e alleanza per cinquantanni a questi patti : si renderà giustizia con perfetta uguaglianza di diritto , senza distinzione, secondo gli statuti della patria : le altre città del Peloponneso, essendo comune il concordato e l’alleanza, manterranno le proprie leggi e la indipendenza, ritenendo le loro terre, e rendendo giustizia con perfetta uguaglianza di diritto senza distinzione, secondo gli statuti della patria. Gli alleati dei Lacedemoni fuori del Peloponneso avranno i diritti stessi dei Lacedemoni : e quei degli èrgivi li stessi degli Argivi, ritenendo le loro terre. Dovun- que occorra esercito da formarsi in comune, deliberino » Lacedemoni e gli Argivi, e decidano nel modo più giusto per gli alleati. Se alcuna città dentro o fuori del Peloponneso abbia controversia pei confini o per altra cagione, si decida per via di giudizio. Se tra le città dei confederati alcuna sia in contesa con un’altra, ricorra a qualche città imparziale per tutte due : ai propri cittadini si amministri la giustizia a forma degli statuti della patria ».
Così fermarono il concordato e l’alleanza, e cosi accomodaronsi su ciò che gli uni degli altri avevano preso in guerra, e su qualunque altra differenza. E fin d’allora disponendo di concordia le cose loro, decretarono di non ammettere nè araldo nè ambasceria degli Ateniesi, se non uscissero dal Peloponneso e abbandonassero le fortificazioni; e di non fare convenzione o guerra con veruno, fuor che unitamente. E adirati ancora per le altre cose, spediscono entrambi ambasciatori alle terre di Tracia ed a Perdicca, il quale persuasero ad unirsi con loro. Ei non volle però staccarsi subito dagli Ateniesi, ma ne aveva bensì il pensiero, al vedere che Argo, d’onde egli pure veniva, ab antico avea fatto lo stesso. Di più rinnovarono co’ Calcidesi gli antichi giuramenti, e ne aggiunsero degli altri. Gli Argivi spedirono ancora ambasciatori agli Ateniesi, ordinando che abbandonassero le fortificazioni di Epidauro : i quali vedendosi pochi al paragone di quei più che erano alla difesa del forte , mandarono Demostene a condur via la gente loro. Arrivato egli colà prese il pretesto di voler dare un certame ginnico fuori del forte ; e quando le altre truppe di guarnigione furono uscite, serrò le porte. Quindi gli Ateniesi da sè soli rinnuovata la tregua con gli Epidaurii fecero la resa del castello.
Avendo gli Argivi abbandonata la confederazione di Atene, i Mantineesi, tuttoché in principio si mostrassero renitenti, nondimeno poi vedendosi mal atti a resistere senza gli Argivi, si fecero anch’ essi alleati dei Lacedemoni e abbandonarono il governo popolare. I Lacedemoni e gli Argivi entrambi con mille soldati uscirono ad oste, ed i Lacedemoni stessi pervenuti a Sicione ordinarono con più fermezza reggimento di pochi. Acconciate in questo modo le cose di Mantinea e Sicione, abolirono il governo del popolo anco in Argo, e vi stabilirono quello degli ottimanti m congruenza allo stato dei Lacedemoni. Questi fatti succedevano sul cader dell' inverno, e già verso primavera ; e finiva l’anno quattordicesimo della guerra.
Sopravvenendo l’estate i Dittidiesi del monte Ato si staccarono da Atene per unirsi ai Calcidesi, e i Lacedemoni davano sesto alle cose dr Acaia che prima non erano loro a grado» Ad Argo i popolani appoco appoco fatta conspiratone e preso animo, colsero il tempo che a Sparta celebravansi i giochi dei fanciulli j assalirono la parte dei pochi, e venuti a battaglia con essi in città li vinsero, e parte ne uccisero, parte ne bandirono. I Lacedemoni, i quali mentre i loro fautori ve li chiamavano avevano lungamente differito l’andarvi, sospesero allora i giochi dei fanciulli, e si mossero per soccorrerli. Giunti che furono a Tegea , e saputa la vittoria riportata sui pochi, non vollero venire più innanzi, con tutto che ne li pregassero alcuni di quelli che si erano salvati ; ma ritornati a casa ripresero i giochi dei fanciulli. Vennero di poi a Sparta per dar contezza del fatto i legati sì degli Argivi restati in città, che dei banditi : e dopo molte cose dette dalle due parti, presenti pure gli alleati, i Lacedemoni sentenziarono il torto essere di quelli di città , e risolvettero di marciare contro Argo. Ma si frapponevano degl’indugi e si procrastinava. Frattanto il popolo di Argo, perchè temeva dei Lacedemoni, e perchè voleva di nuovo procacciarsi la confederazione di Atene che credeva dovergli essere vantaggiosissima , prende a fabbricare le mura lunghe sino al mare, a fine che nel caso di esser serrati dalla parte di terra, potessero aiutarsi colle vettovaglie introdotte da quella di mare, mediante l’aiuto degli Ateniesi. Gli Argivi adunque erano lutti affollati a costruir quelle mura , uomini, donne e servi, ed alcuni delle città peloponnesie vi prestavano l’opera loro ; e fino da Atene erano loro venuti muratori e scarpellini : e finiva l’estate.
Nel seguente inverno i Lacedemoni come seppero che si fabbricavano le mura ad Argo (ove tenevano segrete pratiche con alcuni ) marciarono contro essa insieme con gli alleati , tranne i Corintii, sotto la condotta di Archidamo re di Sparta. E quantunque le pratiche, che credevano già preparate in città , andassero a vuoto, nondimeno espugnarono e demolirono le mura che si andavano fabbricando , ed occuparono Isia castello del territorio argivo ; ed uccisa tutta la gente libera che avevano presa retrocederono , e si divisero per tornare ciascuno alla sua città. Gli Argivi anch’essi dopo questo fatto portarono le armi contro la Fliasia , nè si ritirarono se non dopo averla saccheggiata ; perchè vi erano stati ricevuti i loro banditi; la maggior parte de’quali si era stanziata colà. In questo medesimo inverno gli Ateniesi bloccarono in Macedonia Perdicca , accusandolo d’aver giurato lega con gK Argivi e co’ Lacedemoni ; e di aver mentito P alleanza quando ebbero'apparecchiato l’esercito sotto la coodotta di Nicia di Nicerato per andar contro i Calcidesi di Tracia , e contro Amfipoli, ove a motivo della sua ritirata principalmente erasi quell’esercito sbandato. E però era egli loro nemico. E in questo stato di cose finiva l’inverno , e l’anno decimoquinto della guerra.
Al principio della nuova estate Alcibiade navigò con venti navi ad Argo , ed arrestò trecento Argivi creduti sospetti e parteggianti dei Lacedemoni, e gli Ateniesi li depositarono nelle vicine isole di loro dominio. Quindi gli
Ateniesi andarono contro l’isola di Melo , con trenta delle loro navi, sei di Chio e due di Lesbo, mille dugento soldati di grave armatura, trecento arcieri e venti saettatori a cavallo , più mille cinquecento di grave armatura, tra de’ confederati e degl’ isolani. Quei di Melo , perchè colonia dei Lacedemoni, non volevano obbedire agli Ateniesi come gli altri isolani : e però sulle prime stavano tranquilli nella loro neutralità ; sino a che col guasto delle terre furono dagli Ateniesi costretti a pigliare scopertamente le armi. Adunque Cleomede di Licomede, e Tisia di Tisimaco capitani ateniesi, che col detto apparecchio si erano messi ad oste nel territorio di Melo, prima di danneggiarlo cominciarono ad inviare a parlamento dei legati, cui i Melii non condussero innanzi al popolo ; ma pregavanli ad esporre il motivo di loro venuta dinanzi ai magistrati ed ai magnati. Onde i legati ateniesi parlarono cosi :
Ateniesi. « Siccome non si ha da favellare al popolo , acciò la moltitudine anche una sola volta sentendo certamente da noi in un continovato discorso ragioni attrattive e irrefragabili, non resti ingannata (che questo vostro conducimento innanzi a pochi veggiam bene tendere a ciò), voi medesimi che state a consesso assicurate anche meglio questo vostro proponimento. Non decidete neppur voi di ciascuna cosa che diremo per un solo discorso continovato , ma ripigliate subito la parola a ciò che non vi sembri detto convenientemente. E prima di tutto diteci se vi piace il modo che diciamo ». E gli assessori de’ Melii risposero :
Melii. « Da noi non si biasima l’amichevol maniera di chiarirsi quetamente l' un l' altro ; ma pare che non s’accordi con essa una guerra già presente e non in forse. Perocché vediamo voi stessi venir giudici delle cose che si diranno ; e vi è da aspettarsi che vincendovi iti ra- gione e per conseguente non cedendo, l' esito di questo colloquio ci apporti guerra ; e rimanendo noi convinti da voi, schiavitù ».
Aten. « Se dunque siete venuti a consesso per iscandagliare i sospetti del futuro, o per tutt’altro che per deliberare della salvezza della patria nel modo che vogliono le presenti cose che avete sott’occhio , ci taceremo : se poi vi siete adunati per quest’ ultimo fine, parleremo ».
Melii. « Egli è naturale e da compatire se ridotti a tal termine ci rivolgiamo a molti oggetti colle parole e col pensiero. Nondimeno quest’assemblea è qui presente per la salvezza della patria ; e , se vi piace, tengasi parola nel modo che c’ invitate ».
Aten. « Noi pertanto non produrremo lunga diceria , alla quale non aggiustereste fede , per mostrarvi cou speciosi nomi che giustamente abbiamo impero perchè distruggitori del Medo, o che cerchiamo vendetta perchè ingiuriati. Nè vi crediamo tali da pensare che colle vostre parole ci persuaderete, di non aver unite con noi le armi vostre per esser colouia de’Lacedemoni ; ovvero di non averci ingiuriati : ma vogliamo che da entrambi si esiga quel che più si può, secondo la vera opinione che abbiamo delle forze nostre; sapendo bene, come voi il sapete, che nelle contese umane si giudica a termini di giustizia quando le forze coattive sono eguali ; laddove i più forti fanno tutto quello che possono, e i deboli menan buono ogni cosa ».
Melii. « Noi certamente crediamo vantaggioso (giacché è forza rifarsi di qui, mentre lasciando da parte la giustizia vi siete proposti di parlar solo di utilità) che non si abolisca da voi un principio generalmente buono ; e che anzi, per chi si trovi in qualche occasione in pericolo, vi sia equità e giustizia ; e così ciascuno , quantunque nou rìetca a persuadere altri dì qualche cosa colla più rigorosa evidenza, pure ne risenta vantaggio. E ciò stimiamo essere , più che altro, a prò vostro in quanto che, in caso di qualche sinistro, soffrireste più grave vendetta da essere di esempio agli altri ».
Aten. « Ma quand'anche il nostro impero venisse abbattuto, il suo fine non ci sgomenta ; imperciocché quelli che, come i Lacedemoni, sono usi a comandare altrui, non sono formidabili ai vinti. Ora però non abbiamo a fare coi Lacedemoni ; ci duole bensì che i soggetti abbiano ad assalire e vincere chi ha il comando. Ma lasciamo stare nell’ incertezza questo caso. Noi vogliamo solo dimostrarvi che siamo qui per procurare il vantaggio del nostro impero , e che ora parleremo per bene della vostra città, desiderando di avere impero su voi senza vostro incomodo, e di vedervi salvi con vantaggio di tutti e due ».
Melii. « Ma come può stare insieme l’utilità per noi del servaggio, con quella per voi del comandare ? »
Aten. « Perchè vi verrà fatto di restar sudditi prima di aver sofferto gli estremi disastri ; e noi troveremo guadagno del non avervi distrutti ».
Melii. « Ma a condizione di restar noi in pace e di esservi amici anzi che nemici, senza entrare in lega con voi nè con altri, non ci accettereste ? »
Aten. « No; perchè c’è men dannosa la vostra nimicizia ; in quanto che l’amicizia vostra sarebbe pei nostri sudditi una riprova della nostra debolezza , e l’odio lo sarebbe della nostra potenza ».
Melii. « Ed hanno poi i vostri sudditi tale opinione di ciò è che equità, da metter tutti alla pari tanto i popoli che in nulla vi appartengono , quanto gli altri molti, vostre colonie , alcuni dei quali ribellatisi sono stati soggiogati ? »
Aten, « Sì ; perchè delle giustificazioni credono che non ne manchi a nissun de’ due, e che però qm che si reggono lo debbano alla forza, e che noi non gli assaltiamo per paura. Onde, essendoci voi sottomessi, oltre al dar nuovi sudditi all' impero ci procurerete anche sicurezza ; tanto più se voi isolani, e non già più deboli degli altri, non riusciate a vincere noi padroni de) mare ».
Melii. « E fia vero che non troviate sicurezza in quell’altra nostra proposizione ? Poiché anche qui bisogna che, siccome voi impedendoci di parlare con titolo di ragione, ci persuadete ad obbedire al vostro interesse, cosi dal canto nostro dichiarandovi quel che è utile per noi, ci proviamo a persuadervi che quel medesimo lo sia anco per voi. E vaglia il vero : come potrete non inimicarvi tutti quei che sono fuori della lega di entrambi, ogni volta che , vedendo questo vostro procedere con noi, dovranno credere che prima o poi anderete pure contro di loro? E che altro fate in questo modo se non ingrandire i presenti vostri nemici, e indurre a malgrado loro a divenirlo quei che forse non lo sarebbero stati ? »
Aten. « Ragioni meschine ! Non abbiam paura dei popoli di terraferma che godendosi la loro libertà non avranno punta fretta a mettersi in guardia contro di noi ; ma temiamo principalmente degl’ isolani, o liberi come voi, o esacerbati già dal governo nostro a cui soggiacciono per forza. Imperocché costoro, abbandonandosi d’ordinario alle più grandi sconsigliatezze, potrebbero mettere sè e noi in pericoli che pur troppo prevediamo ».
Melii. « Certamente adunque se tanti pericoli francamente affrontate, e voi per non perdere l' impero, e i già servi per sottrarsene , sarebbe per noi tuttavia liberi gran viltà e dappocaggine non passare per ogui trafila prima di vederci schiavi ».
Aten. et No; se pur deliberate con senno: non si tratta per voi di combattimento a forze eguali in prova di valore per non ricevere scorno. Dovete anzi deliberare sulla vostra salvezza, per non opporvi a chi di gran luuga è più potente di voi ».
Melii. « et Sappiamo però che le guerre talora soggiacciono ad eventualità più inaspettate di quel che porterebbe la differenza del uumero dei due eserciti. Per noi il ceder subito cessa ogni speranza ; dove col far di fatti vi è speranza di seguitare a sostenersi ».
Aten. « Ma la speranza, la quale suol essere di conforto nel pericolo, può disastrare, non già spiantare quelli che di lei usano nella sovrabbondanza delle cose : all’opposto chi temerario rischia tutto il suo (essendo la speranza prodiga per natura), la conosce per quello che ella è al punto di sua rovina ; ed essa non gli dà più luogo di guardarsi da lei già conosciuta. Lo che non vogliate che accada anche a voi che siete deboli e propio in sul bilico ; e non vi rendete simili ai molti, i quali potendo umanamente salvarsi, poiché le chiare speranze gli abbandonano nella stretta , si voltano a quelle oscure degli astrologi e degli oracoli, e all’altre siffatte che coll’esca della speranza ti rovinano ».
Melii. « Siate certi che noi crediamo ardua cosa quella di combattere contro le vostre forze, e contro la fortuna, se non potremo farlo alla pari. Tuttavia quanto alla fortuna speriamo con l’aiuto degli Dei che non vi saremo inferiori ; perchè noi gente dabbene ci opponiamo alla vostra ingiustizia. Al difetto poi delle forze supplirà l’unione di quelle dei Lacedemoni, obbligati a soccorrerci, se non altro per parentela e per sentimento di onore : onde per queste ragioni non è affatto temeraria la nostra fiducia ».
Aten. « Ma la protezione degli Dei pensiamo che neanche a noi mancherà, non esigendo o facendo noi nulla al di là eli quello che gli uomini professano nel culto degli Dei, o vogliono per sé : poiché degli Dei dalla opinione comune, e degli uomini dalla evidenza siamcondotti a credere che per istinto necessario di natura stendono senza eccezione il comando sin dove giungono le forze. Noi pure usiamo di questa legge , non come autori di quella o come primi a praticarla dacché è stata posta; ma perchè l’abbiamo ereditata già in vigore, e perché siamo per lasciarla sussistere per sempre , essendo certi che voi pure e qualunque altro, giungendo in potenza uguale alla nostra, farebbe lo stesso. Ragione dunque vuole che non temiamo di dovere esser da meno quanto alla protezione degli Dei. Quanto poi alla opinione che avete dei Lacedemoni, per la quale confidate che essi vi' aiuteranno per sentimento d’onore , beata la vostra semplicità , ma non invidiamo la stoltezza. Conciossiachè i Lacedemoni, in quel che riguarda loro stessi e la legislazione del paese, fanno prodezze di virtù : quanto poi al modo onde trattano gli altri, lasciando stare quel molto che si avrebbe a dire, dichiareremo in una parola sola colla massima precisione , che pii apertamente di quanti ne conosciamo, tengono per onesto quel che piace , e per giusto quel che é di loro vantaggio. Or tai sentimenti non fanno al caso vostro per quella salvezza di che stoltamente vi lusingate ».
Melii. « E noi appunto per questo confidiamo soprattutto che i Lacedemoni per interesse non vogliano abbandonare i Melii, colonia loro, e rendersi così sospetti di poca fede ai Greci loro amici, ed utili ai nemici ».
Aten. « Dunque voi credete che il proprio interesse si trovi nella sicurezza , e che solo tra i pericoli si eseguiscano i doveri di giustizia e di onestà ? ma dò d’ordinario non sono punto disposti a fare i Lacedemoni ».
Melii. a Anzi crediamo che per noi tanto pii prontamente affronteranno i pericoli, e ci riguarderano come amici più fermi per loro che per gli altri , in quanto che per i bisogni di guerra risediamo vicini al Peloponneso, e pel sentimento che nasce dalla parentela , meritiamo più confidenza degli altri ».
Aten. «Bene! ma quei che sieno per prender parte ai cimenti non contano certamente sulla benevolenza di chi T invita, ma ognuno guarda se è manifestamente superiore di forze per riuscire negl’ impegni ; e a questo più degli altri badano i Lacedemoni. Ed invero non per altro si uniscono con molti alleati ad assaltare i vicini se non perchè si fidano poco delle proprie milizie ; talché non è certamente da credere che padroni noi del i^iare, vogliano essi tragittare in un’ isola ».
Melii . « Potranno però spedirvi altri : vasto è il mar Cretico, nel quale è più difficile a chi vi signoreggià sorprendere quei che cercano tenersi nascosti, di quello che a questi trovar modo di scansarsi. Se neanco per questa via riescano, si volgeranno contro il paese vostro , e contro il resto degli alleati, ove Brasida non è penetrato. L'voi dovrete travagliarvi non per un territorio che non v’appartiene , ma pel vostro proprio, e per quello della lega ».
Aten. « Quanto a queste minacce, forse forse potrebbe toccar pure a voi a conoscer per prova che gli Ateniesi non si sono mai levati nemmeno da un solo assedio per paura di altri. Riflettiamo poi che dopo esservi protestati di voler deliberare della vostra salvezza , non avete in sì lungo parlare detto nulla che possa umanamente indurre fiducia di restar salvi. I vostri più validi appoggi sono nel futuro della speranza : quelli che ora avete sono piccoli per superare le forze che vi stanno a fronte. Ond’è che mostrate grande irragioncvolezza delibammo se, allontanati noi dal l'assemblea, non vi appigliate ad un partito più saggio di questo. Voi per certo non vi volterete a quel puntiglio d’onore che ne' pericoli più manifesti e vergognosi rovina d’ordinario gli uomini ; avvegnaché questo così detto puntiglio d’onore colla forza del suo nome attrattivo , molti che pure aveano innanzi agli occhi i precipizi ove correvano , e che si erano lasciati vincere da quel vocabolo , gli ha bel bello tirati di fatto in calamità immedicabili , coll’aggiunta di più vergognosa vergogna, perchè causata da stoltezza e non da caso. Lo che voi schiverete , qualora deliberiate bene. E non crediate sconvenevole il cedere a città potentissima che vi chiama alla sua lega con patti discreti, restando padroni del paese vostro gravato solo di tributo ; e non vogliate perfidiare nel partito peggiore quando v’è data Teletta tra la guerra e la sicurezza. Conciossiachè coloro che non cedono agli uguali, e si portano acconciamente coi più forti, e sono discreti coi più deboli ; questi assicurano più fermamente lo stato» Laonde pensateci anche dopo che ci saremo ritirati, e considerate molte volte che deliberate intorno alla patria, la quale in questo e per questo solo consiglio vostro sarà o fortunata o depressa ».
Quindi gli Ateniesi uscirono dal consesso, ei Melii rimasti soli tra loro persistettero presso appoco nella opinione manifestata colle repliche agli Ateniesi, e risposero così : « Ateniesi, il consiglio nostro non è niente diverso da quel di prima , nè vogliamo in picciol tempo torre la libertà a questa patria nostra abitata ornai da settecento anni. Anzi confidando nella fortuna che per favore divino la sostenne fino ad ora, e nel soccorso umano dei Lacedemoni, faremo ogni sforzo per salvarci. Nondimeno v’ invitiamo ad averci per amici, senza che siamo nemici d’alcuna parte ; e a ritirarvi dalla nostra terra fermando quell’accordo che più sembri opportuno per entrambi
Questa risposta diedero i Melii; e gli Ateniesi, sciogliendosi dall’abboccamento, dissero : « Voi siete adun- que i soli, per quanto ci pare con queste vostre deliberazioni, che giudicate più evidenti le cose future di quelle sottocchio, e risguardate come successe quelle incerte, solo perchè le bramate. E nel vostro, a dir vero, troppo franco abbandono in braccio ai Lacedemoni, alla fortuna, alle speranze, troverete pure la più gran rovina ».