Kitap 5
Beotarchi ne ebbero piacere e presero maggior animo, perchè succedeva che gli amici di Sparla domandavano quello stesso che sollecitavano gli Argivi. Poco dipoi comparvero i legati degli Argivi richiedendoli di quello che era stato convenuto : ed i Beotarchi, approvate le domande loro, li congedarono, e promisero di spedire ambasceria ad Argo per concludere l' alleanza.
In questo parve ai Beotarchi, ai Corintii, ai Megaresi ed ai legati di Tracia che prima si giurasse tra loro scambievolmente di portare all’occorrenza soccorso a chi ne li pregasse ; e di non far guerra o accomodamenti senza il generale consentimento ; e che allora poi i Beozii e i Megaresi, i quali facevano causa comune, stringessero pure alleanza con gli Argivi. Prima però che si dessero il giuramento, i Beotarchi comunicarono queste proposizioni ai quattro consigli dei Beozii, i quali hanno piena autorità: e li esortarono a far giuramento con quelle città che per difesa scambievole volessero con loro giurare alleanza. Ma quei Beozii che erano di consiglio, temendo che farebbero contro ai Lacedemoni se si congiungessero co’Corintii già ribellati ad essi, rigettano la proposta; avvegnaché i Beotarchi (stimando che il consiglio, quantunque non ragguagliato della cosa, pure non decreterebbe altrimenti da quello che essi proponevano dopo fattone esame) non li avessero informati dell’ accaduto a Sparta, cioè qualmente non solo gli efori Cleobulo e Xenara , ma anche i loro aderenti li confortavano a far prima lega con gli Argivi e co’Corintii, e quindi ad entrare in quella de’Lacedemoni. Così incagliato l’affare, i Corintii e i legati di Tracia partirono senza nulla concludere. I Beotarchi, i quali da prima, se avessero ottenuta su di ciò P approvazione de' consigli, erano determinati di adoprarsi per fare alleanza anche con Argo, non fecero più verun rapporto ai consigli per conto degli Argivi , e neppure spedirono ad Argo i legati, come avevano promesso ; anzi tutto procedeva con traacnraggine e lentezza.
In questo medesimo inverno gli Olintii presero di primo assalto Meciberna presidiata dagli Ateniesi. Dopo di che, siccome fra Sparta ed Atene si trattava continuamente de’luoghi che ambe le parti ritenevano, così sperando i Lacedemoni di dover ricuperar Pilo se gli Ateniesi riavessero Panacto da’ Beozii, andarono in ambasceria da quest’ultimi pregandoli a restituir Panacto ed i prigionieri ateniesi, acciò con questo baratto potessero riacquistar Pilo. I Beozii negarono di farne la restituzione se essi non facevano seco loro una lega particolare come con gli Ateniesi. Vedevano i Lacedemoni che offenderebbero Atene, perchè negli accordi era detto non doversi fare nè guerra nè accomodamento con chiccheffosse senza il consenso di entrambi. Tuttavia desiderando essi di riavere Panacto per iscambiarlo con Pilo, e quei che si brigavano di turbare le tregue sollecitandoli ad allegarsi coi Beozu, fecero alleanza con questi, e già l’inverno era per dar luogo alla primavera. Immediatamente era smantellato Panacto, e terminava l’anno undecimo della guerra.
Ma venuta appena la primavera della seguente estate gli Argivi, non vedendo giungere i legati che i Beozii avevano promesso di spedire e sentendo la demolizione di Panacto e la lega fatta a parte da’ Beozii coi Lacedemoni , vennero in apprensione che così rimarrebbero isolati, e che tutto il corpo degli alleati si accosterebbe con Sparta. Perciocché sospettavano che i Beozii fossero stati indotti dai Lacedemoni a demolire Panacto e ad entrar nella lega attica, e che tutto ciò fosse avvenuto di saputa degli Ateniesi: talché ora non avrebbero più modo di collegarsi eoa Atene, siccome per lo innanzi speravano, se mai a cagione delle differenze insorte non reggesse il trattato che avevano con Sparta. Gli Argivi adunque tra per questa incertezza; e per la paura di non trovarsi al tempo stesso in guerra coi Lacedemoni, coi Tegeati, coi Beozii e con gli Ateniesi» giacché prima rifiutata la lega di Sparta boriavano piuttosto di farsi capi del Peloponneso , spedirono senza frapporre indugi legati a Sparta Eustrofo ed Esone, come quei che parevano dovervi esser più graditi. Senza di che avvisavano che facendo lega coi Lacedemoni nel modo che si potesse il più acconcio ai tempi presenti, comunque le cose andassero , essi otterrebbero tranquillità.
Pervenuti a Sparta i loro legati entrarono in discorso co’Lacedemoni delle condizioni per ottener l’alleanza. Esigevano gli Argivi a prima giunta che si facesse il compromesso in una città o in un privato per la controversia vertente sul territorio cmurio, sorgente di continui litigi, il quale è posto sul confine e comprende le città di Tirea e di Antene, e lo posseggono i Lacedemoni. Ma i Lacedemoni non vollero che di ciò si facesse menzione; e solo dissero d’esser pronti a rinnuovare, se così piacesse, il trattato ne’ termini di prima. Con tutto ciò i legati di Argo gli indussero a consentire di far per ora una tregua di cinquantanni , col patto però che tanto Sparta che Argo, previa l’intimazione, potessero combattere per quel territorio, tranne il caso di pestilenza o di guerra (siccome tempo fà un’ altra volta convennero quando entrambi pretesero di essere stati vincitori) ; e col patto che non si potesse inseguire il nemico oltre i confini di quel territorio sì verso Sparta che verso Argo. A prima vista la cosa parve ai Lacedemoni una stoltezza; ma poi, siccome bramavano in ogni modo amica Argo , accordaronsi alle condizioni che ei richiedevano, e ne presero scrittura. E prima di ultimar nulla confortarono i legati a tornare ad Argo ed informarne il popolo ; e se tali condizioni piacessero, a ritornare alle feste giacintie per fare il giuramento. E quelli partirono.
Nel tempo che gli Argivi erano in questi trattarti, Andromene, Fedimo ed Antimenida ambasciatori dei lacedemoni , incumbensati di riprendere da’ Beozii Panacto e i prigionieri per renderli agli Ateniesi, trovarono che i Beozii avevano demolito Panacto, sul pretesto che per certe differenze intorno a questa terra erano seguiti antichi giuramenti fra gli Ateniesi e i Beozii di non abitarla nè gli uni nè gli altri, ma di tenerla in comune. Onde Andromene ed i suoi colleghi ripresi i prigionieri ateniesi ritenuti dai Beozii, li riportarono ad Atene, e ne fecero la consegna. Resero poi conto agli Ateniesi della demolizione di Panacto, giudicando aver restituito anch’esso, da che non più tì abiterebbe verun nemico di Atene. A queste relazioni restarono forte esacerbati gli Ateniesi, tenendosi ingiuriati dii Lacedemoni non solo perchè era stato demolito Panacto, che doveva restituirsi intero, ma eziandio perchè sentirono avere essi stretto lega a parte co9 Beozii , tuttoché prima vociferassero di volere unanimemente astringere alla tregua quelli che non Faccettassero. Riflettevano di più a tutte le altre cose in che i Lacedemoni avevano trasgredito le convenzioni, e stimavansi ingannati: però rimandarono con acerbe risposte gli ambasciatori.
In tal disunione fra Lacedemoni e Ateniesi, quei di Atene che dal canto loro volevano rompere la tregua, cominciarono subito a insistere , e sopra tutti Alcibiade di Clinia che quantunque troppo fresco di anni per aver credito in altra città , era nondimeno rispettato in Atene per la nobiltà de’maggiori. Et credeva più sicuro partito accostarsi ad Argo: ma oltre a ciò come quegli che era d’animo altiero e contenzioso si opponeva alla tregua , perchè i Lacedemoni l’avean conclusa colla mediazione di iVicia e di Lachete, non facendo conto di lui per la sua giovinezza , e non onorandolo come richiedeva l' antica ospitalitíi OncPerá una volta legato con essi, la quale f quantunque disdetta dal suo avolo , egli però avvisava d’averla rinnovata per essersi adoprato a pro dei loro prigionieri della Sfatteria. Insomma credendosi in ogni modo avvilito prese allora la parte di opposizione , spargendo essere i Lacedemoni gente da non fidarsene , e cercare essi di legarsi eoa gli Argivi a fine di staccarli con questa lega da Atene e d'andar poi contro gli Ateniesi restati soli. Ed allora cogliendo l' occasione dei dissapori insorti, di suo spedisce tosto gente ad Argo invitandoli a venire sollecitan^nte coi Mantineesi e con gli Elei ad Atene per chiedere l’alleauza , avvegnaché questo fosse il tempo opportuno, tanto più che egli stesso li spalleggerebbe con grandissima premura.
Gli Argivi sentita questa ambasciata, ed informati avere i Beozii fatto alleanza con Sparta senza la saputa degli Ateniesi, e questi essere entrati in diffidenza grande con i Lacedemoni, abbandonarono il pensiero dei loro ambasciatori che erano a Sparta per trattare della lega, e col' l’animo inchinavano maggiormente ad Atene; avvisando che essendo ella città loro amica ab antico , e democratica come essi, e potente assai sul mare, unirebbe seco le armi sue, qualor si trovassero in guerra. Vi spedirono adunque ¿ubilo ambasciatori circa all’ alleanza , e con questi si unir rono anche quelli degli Elei e de' Mantineesi. Gli ambar sciatori pure degli Spartani, l'il oca rida, Leone ed Endio, che avevano voce di essere graditi in Atene, vi arrivarono sollecitamente, per paura che gli Ateniesi adirati non facessero lega con Argo, e insieme per ridomandar Pilo in cambio di Panacto, e giustificarsi , quanto all’ alleanza coi Beozii, come non l' a ve van fatta a danno di Atene.
E parlando essi di ciò in senato, e dicendo di aver pieno mandato per aggiustare ogni differenza, facevan temere ad Alcibiade, che ove anche dinanzi al popolo te-
Dessero i medesimi discorsi , si cattiverebbero la moltitudine , e verrebbe rigettata P alleanza con Argo. Ond’ei macchina contro loro quest’ inganno. Dà a vedere agli ambasciatori di Sparta, impegnando ad essi la sua fede, che se non dichiareranno al popolo di aver pieno mandato, egli renderà loro Pilo ; essendoché persuaderebbero di ciò gli Ateniesi, siccome finojra gli avea persuasi del contrario y ed accomoderebbe le altre differenze. Questo suo artifizio aveva per iscopo di alienare gli ambasciatori da Nicia , e di vedere ce, screditandoli dinanzi al popolo come gente noo punto sincera dell’animo né a sé coerente ne’suoi discorsi, potesse fare alleati di Atene gli Argivi, gli Elei e i Mantineesi. E la cosa andò cosi. Poiché essendosi presentati al popolo, ed alla domanda fatta loro non avendo risposto (siccome in senato) di aver pieno mandato, gli Ateniea non sapevano più contenersi ; ma davan retta ad Alcibiade che inveiva contro i Lacedemoni più di prima; ed erano pronti ad introdurre gli Argivi e gli altri con loro per farseli alleati. Innanzi che fosse nulla sanzionato sopravvenne un terremoto che fece differire l’adunanza.
Nell’ adunanza seguente Nicia, sebbene per b frode usata agli ambasciatori di Sparta fosse rimasto aneli’egli deluso (mentre essi avean negato d’aver piena autorità ), non pertanto disse doversi preferire l'amicizia coi Lacedemoni ; e sospendendo il trattato con gli Argivi spedire di nuovo a Sparta , per sentire come la pensavano. Faceva osservare che la dilazione della gnerra quanto tornava in acconcio per Atene, altrettanto noe conveniva a Sparta. Imperciocché trovandosi la loro Repubblica in florido stato, era ottimo consiglio conservare al più lungo la prosperità ; dove per Isparta oppressa da sciagure sarebbe guadagno tentare al più presto la guerra. Così persuase gli Ateniesi a mandarvi legati, ed egli era di quei numero, per intimare ai Lacedemoni, se volessero fare la giustizia, di restituire intero Panacto ed AmfipoH; di abbandonare la lega de’Beozii ove questi non accedano agli accordi conforme all’ articolo che dice : Nissuna delle due repubbliche dovere senza il consentimento dell'altra far convenzioni con chicchessia. Gl’ incaricano altresì di dichiarare ai Lacedemoni che se persistevano in quelle ingiustizie, si sarebbero essi pure subito fatti alleati gli Argivi ; mostrando che appunto a tale oggetto erano questi in Atene. Di più ! se altro rammarico avevano contro Sparta diedero di tutto le istruzioni ai loro legati Nicia e suoi compagni, e gli spedirono. I quali arrivati a Sparta esposero tutte le altre commissioni che avevano , e finirono con dire che se non abbandonassero la lega co’ Beozii, i quali non erano entrali nella tregua, anche Atene si sarebbe fatti alleati gli Argivi e gli altri con loro. I Lacedemoni prevalendo il sentimento di Xenara eforo e di tutti gli altri quanti erano del medesimo pensiero, risposero di non voler rinunziare all’alleanza coi Beozii; e rinnuovarono i giuramenti alle preghiere di Nicia, il quale temeva che partendo senza nulla concludere resterebbe screditato (lo che avvenne) siccome quegli che passava per promotore delle tregue con i Lacedemoni. Al suo ritorno sentendo gli Ateniesi nulla essersi ottenuto da Sparta montaron subito in ira ; e tenendosi ingiuriati, fecero a sommossa d’Alcibiade tregua e confederazione con gli Argivi e loro alleati che si trovavano presenti , in questo tenore :
« Gli Ateniesi da una parte, gli Argivi i Mantineesi e gli Elei dall’altra , in nome proprio e degli scambievoli confederati cui comandano , hanno fatto per cent’anni tre~ gua sì per terra che per mare, senza inganno e detrimento« Agli Argivi, agli Elei, ai Mantineesi ed a’loro alleati non sarà lecito , per far danno, portar le armi contro gli Ateniesi e gli alleati cui comandano : nè agli Ateniesi ed agli alleati contro gli Argivi, gli Elei, i Mantineesi e loro alléati, esclusa ogni frode e tranelleria. Con questi patti gK Ateniesi e gli Argivi, gli Elei e i Mantineesi saranno alleati per cento anni. Ancora, se genti nemiche entreranno nel suolo degli Ateniesi, gli Argivi, gli Elei e i Mantineesi, secondo l’avviso che da essi ne abbiano, dovran soccorrere Atene nel più valido modo che possano, giusta le loro forze. E se il nemico si ritiri dopo avervi dato il guasto, quella tal città s'intenda nemica degli Argivi, dei Mantineesi , degli Elei e degli Ateniesi, e debba esser travagliata colle armi da tutte queste Repubbliche, nissuna delle quali possa scioglier la guerra impresa coutro la città nemica, senza il consentimento di tutte le altre. Parimente se genti nemiche entreranno nel suolo, o degli Elei, o de' Mantineesi, o degli Argivi; gli Ateniesi, secondo l'avviso che da essi ne abbiano , dovranno soccorrere Argo, Mantinea ed Elide nel più valido modo che possano, giusta le loro forze. E se il nemico si ritiri dopo avervi dato il guasto, quella tal città s’intenda nemica degli Ateniesi, degli Argivi , de’ Mantineesi e degli Elei, e debba esser travagliata colle armi da tutte queste Repubbliche, nissuna delle quali possa scioglier la guerra impresa contro la città nemica» senza il consentimento di tutte le altre. Ancora, nessuna delle due parti permetterà che gente armata attraversi per far guerra il suo territorio, o quello degli scambievoli alleati cui comandano, e nemmeno il mare, senza che le città tutte Atene , Argo, Mantinea, Elide ne abbiano decretato il passo. Ancora, alle truppe ausiliarie somministri le vettovaglie per trenta giorni la città che le spedisce , da contare dopo il loro arrivo a quella che le ha chiamate ; e cosi nel ritorno. Se poi piacerà valersene più lungamente la città che le ha chiamate dia per paga al soldato grave e leggero e all’arciere tre oboli eginesi ogni giorno , e al cavaliere una dramma eginese. Ancora, la città che ha richiesto glieli ne abbia il comando quando però la guerra sia sul suolo di lei; ma se mai le città si determinino a guerra comune, abbiano tutte egual parte al comando. Ancora, gli Ateniesi giurtao questa tregua per sé e per i loro alleati ; e città per città gli Argivi, i Mantineesi, gli Elei e i loro confederati. Presti ciascuna il giuramento più solenne del paese, coll’offerta di vittime perfette; e questa ne sia la formula: —Manterrò l’alleanza secondo i patti, giustamente, illesamente, sinceramente, nè la trasgredirò con frode o tranelleria di sorte veruna —. In Atene giurino il senato e i magistrati del popolo nelle mani ai Pritani : In Argo il senato, gli ottauta e gli Artini, ma nelle mani agli ottanta : In Mantinea i tribuni della plebe, il senato e gli altri magistrati, nelle mani ai Teori e Polemarchi : In Elide i tribuni della plebe, quelli che riscuotono i tributi ed i seicento, nelle mani però ai tribuni della plebe ed ai Tesmofilaci. Si rinnoveranno i giuramenti dagli Ateniesi portandosi a Mantinea, a Elide e ad Argo, trenta giorni prima dei giochi olimpici : dagli Argivi, Elei e Mantineesi portandosi ad Atene dieci giorni prima delle grandi Panatenee. I patti riguardanti la tregua, i giuramenti e l’alleanza si scolpiscano in una colonna di pietra, dagli Ateniesi nella rocca; dagli Argivi nel foro, nel sagrato di Apollo ; dai Mantineesi nel sagrato di Giove pur nel foro. Si porrà altresì a spese comuni una colonna di bronzo in Olimpia nel tempo dei giochi olimpici che ora si celebrano. Finalmente qualora queste città giudichino di aggiunger qualche cosa agli articoli stabiliti, si dovrà intendere fermo e rato ciò che tutte le città comunemente risolveranno ».
Così restò conclusa la tregua e l’alleanza ; nè però i Lacedemoni e gli Ateniesi rinunziarono a quello di che avevano convenuto insieme. Ma i Corintii sebbene legàti con gli Argivi non entrarono in questa tregua ; anzi nemmeno vollero unirsi a giurare la lega stabilita innanzi fra gli Elei, gli Argivi e i Mantineesi, laquale obbligava di avere i medesimi amici e nemici ; dicendo bastar loro la prima lega difensiva , stabilita per soccorrersi scambievole mente e non per unirsi a portar guerra ad altri; e così i Corintii si tennero subito fuori dell’ alleanza di questi, c rivolsero di nuovo l’animo ai Lacedemoni.
In questa estate celebraronsi i giochi olimpici, ove Androstene arcade vinse la prima volta il pancrazio; e gli Elei interdissero ai Lacedemoni di entrare nel sacro recinto, e di sacrificare e di gareggiarvi, perchè non pagavan loro la multa, alla quale in vigore della legge olimpica li avevano condannati ; incolpandoli di aver portato le armi contro il forte di Firco , e spedite, durante la tregua olimpica , delle loro genti gravi contro Lepreo. La multa era duemila mine, due per soldato, a tenore della legge. Ma i Lacedemoni speditivi ambasciatori opponevano d’essere stati condannati ingiustamente, sostenendo non essere stata annunziata la tregua a Sparta quando vi spedirono le genti gravi. Rispondevano gli Elei che già avevano nel loro paese sospensione d’armi (poiché cominciano dal promulgarla tra loro), e che mentre stavano tranquilli e senza sospetto , fidandosi alla tregua , essi sotto mano li avevano ingiustamente assaliti. All’ opposto ripigliavano i Lacedemoni, che se gli Elei fin d’allora credevano ingiusto questo loro procedere, dovevano annunciare la tregua anche a Sparta , lo che non avevano fatto ; ed allora i Lacedemoni non avrebbero più portate le armi in alcun luogo contro di loro. Gli Elei però ondavano sempre ripetendo che e’ non s’indurrebbero mai a credere che i Lacedemoni non avessero il torto; pure se restituissero Lepreo condonerebbero la porzione della multa dovuta loro, e pagherebbero per essi quella dovuta al Nume.
E non essendo ascoltati, facevano quest’al tra proposizione : che i Lacedemoni, se così volevano, non rendessero Lepreo : ma poiché erano desiderosissimi di esseri' ammessi nel luogo sacro, salissero sull’ara di Giove Olimpico , e giurassero in faccia ai Greci, che dopo pagherebbero la multa» Non vollero i Lacedemoni menar buona neppur questa, e però furono esclusi dal luogo sacro, dai certami e dai sacrifizi, i quali fecero in casa da per loro ; egli altri Greci, salvo i Lepreati, parteciparono delle feste» Non di meno gli Elei, temendo non i Lacedemoni entrassero per forza a parte dei sacrifizi, tenevano sulle armi una guardia dei più giovani, alla quale poi si aggiunsero mille Argivi e mille Mantineesi ed i cavalli ateniesi che aspettavano in Argo il tempo delle feste. Infatti il popolo concorso era entrato in gran timore che dovessero arrivare i Lacedemoni armati ; tanto più che Lica di Arcesilao lacedemone era stato battuto dai littori neH’agone, perchè avendo vinto la sua pariglia , ed essendo stata proclamata quella del Comune dei Beozii (a cagione del divieto che i Lacedemoni avevano alle feste) egli avanzatosi nell’agone ne inghirlandò il carrettiere, volendo così dimostrare che suo era quel cocchio. Laonde molto più crebbe a tutti la paura , e s’aspettavano qualche novità. Ma i Lacedemoni non si mossero ; e così passò la solennità. Dopo le feste olimpiche gli Argivi con gli alleati andarono a Corinto per pregare i Corintii ad accostarsi a loro ; e vi trovarono presenti anche i legati di Sparta. Si tennero molte conferenze che finirono senza effetto veruno : anzi venuto un terremoto, ciascuno ritornò a casa sua; e così finiva Testate.
All’entrare del verno quei di Eraclea nella Trachinia ebber battaglia con gli Eniani, co' Dolopi e coi Meliesi e con alcuni de’ Tessali, popoli confinanti e nemici di quella città, la quale non per altro era stata munita che per fronteggiare il territorio di costoro. Ed essi die subito vi si erano opposti (Ino da quando ella veniva fabbricata, cercando per quanto potevano di rovinarla, vinsero allora gli Eraclesi in battpglia e ne fecero strage, ed uccisero il capitano Xenara di Cnidi lacedemone. E finiva intanto l' inverno, e l’anno dodicesimo della guerra.
Appena cominciata la nuova estate i Beozii, i quali temevano che gli Ateniesi, giovandosi del turbamento dei Lacedemoni nel Peloponneso, non prendessero Eraclea che dopo la battaglia andava malamente a perdersi, si portarono essi subito ad occuparla , e cacciaronne Egesippida lacedemone pel suo cattivo governo. Gò non pertanto i Lacedemoni l’ebbero a male. E nella estate medesima, Alcibiade di Clinia, allora generale d’Atene, seguito dagli Argivi e loro alleati entrò nel Peloponneso con pochi soldati gravi ateniesi e arcieri ; e con alcuni alleati presi di li; e traversandolo coll’esercito acconciò le altre cose riguardanti all’alleanza, e persuase i cittadini di Patra a tirare un muro sino al mare, intanto che pensava di edificane un altro egli stesso a Rio acaico. Ma i Corintii e i Sicionesi e gli altri, in danno de’quali tornava quel fabbricato, vi accorsero e glielo impedirono.
Nella estate medesima vi fu guerra anche tra gK Epidaurii e gli Argivi, sotto il pretesto delle vittime per Apollo Pitio , le quali dovendosi condurre dagli Epidaurii in tributo dei pascoli, non le avevano mandate. Ora il padronato del tempio spettava sopra tutto agli Argivi ; e tanto essi quanto Alcibiade , anche senza questo pretesto, avevano risoluto di fare il possibile per prendere Epidauro; perchè così Corinto starebbe tranquilla, e gli Ateniesi da Egina vedendo soccorrere Argo avrebbero a far più corto tragitto di quello che non è il giro dal capo Scilleo. Gli Argivi adunque si preparavano ad assaltare da per sè Epidauro per esiger le vittime.
Quasi al tempo stesso anco i Lacedemoni, guidati dal re Agide figliolo diArchidamo, con tutte le forze riunite si mossero per Leutra, terra loro conterminale , coltro a Liceo. Nissuno sapeva ove essi andassero, nemmeno le città onde erano state spedite le soldatesche. E poiché videro non esser propizi i sagrifici per la spedizione, ritornarono a casa, ed avvisarono tutta la lega che dovessero prepararsi alla guerra dopo il futuro mese che era il Carneo, mese sacro pei Doriesi. Al loro ritorno gli Argivi si mossero quattro giorni prima che finisse il mese precedente a Carneo; e nel medesimo giorno spingendosi innanzi coll’esercito invasero e devastarono le terre degli Epidaurii per tutto quel tempo. Gli Epidaurii si raccomandavano agli alleati , parte dei quali si scusavano col mese festivo , parte venuti su i confini dell’Epidauria , se ne stavano quieti.
Mentre che gli Argivi erano ad Epidauro, i legati delle diverse città si riunirono a Mantinea invitativi dagli Ateniesi. Colà venuti a parlamento, Efamida corintio protestava che le parole non rispondevano a' fatti ; che e Verano adunati per trattar di pace, e intanto gli Epidaurii e i loro alleati e gli Argivi stavano in armi gli uni a fronte degli altri ; che però conveniva prima di tutto che da ambe le parti vi andassero persone a sciogliere quei due eserciti ; e che allora si tornasse a discorrere di pace. Piacque la proposta ; e recatisi colà ritirarono gli Argivi dall’ Epidauriese. Congregatisi poi nuovamente nel luogo stesso, non poterono rimanere d’accordo : onde gli Argivi invasero di nuovo l' Epidauriese, e lo devastarono. Anche i Lacedemoni militarono contro i Carii ; ma siccome neppur questa volta i sagrifici per la spedizione erano propizi, tornarono indietro. Gli Argivi dopo aver guastato quasi la terza parte delle terre di Epidauro partirono per a casa ; e mille soldati gravi ateniesi, che condotti da Alcibiade erano andati a soccorso dei Carii, sentito che i Lacedemoni avevano abbandonato quell’impresa , e che però non vi era bisogno di loro, partirono anch’essi. Così passò l’estate.
Sopravvenendo l’inverno i Lacedemoni di nascosto agli Ateniesi spedirono per mare ad Epidauro un presidio di trecento soldati sotto il comando di Agesippida. Il perchè gli Argivi andarono a rammaricarsi con gli Ateniesi che avessero lasciato tragittare per mare i Lacedemoni, trasgredendo quell’articolo della tregua che diceva, dover ciascuno impedire ai nemici il passaggio pel suo dominio; e protestavano che se gli Ateniesi non riconducevano a Pilo i Messenii e gl’iloti per inquietare i Lacedemoni, Argo si terrebbe offesa. Pertanto gli Ateniesi, per istigazione di Alcibiade, nella colonna ove era scolpita la tregua con Sparta, inscrissero che i Lacedemoni non avevano attenuto i giuramenti ; e ricondussero da Cranio a Pilo gl’ Iloti perchè vi praticassero il ladroneggio : del rimanente poi erano in quiete. E in questo medesimo inverno tutto che gli Argivi e gli Epidaurii fossero in guerra tra loro, pur non vi fu veruna battaglia campale, ma solo aguati e scorrerie; ove, secondo che portava il caso, alcuni da ambe le parti restarono uccisi. In sullo scorcio del verno già verso primavera , gli Argivi andarono con delle scale ad Epidauro che credevano abbandonata a cagion della guerra, volendo occuparla a forza; ma la cosa non riuscì; equi finiva l’inverno , e l’anno tredicesimo di questa guerra.
A mezzo la state seguente i Lacedemoni vedendo giunti a mal termine gli Epidaurii loro alleati, e gli altri popoli del Peloponneso parte ribellati parte vacillanti, pensarono che se non si ovviasse per tempo a questi mali, diverrebbero anche maggiori. E però essi e gl’Iloti a stormo , accompagnati anche da’Tegeati e dagli altri Arcadi che erano in lega con Sparta, marciarono sopra Argo guidati dal loro re Agidc di Archidamo. I confederali del resto del Peloponneso e di fuori si raccolsero a FIiunte, ove trovaronsi de’ Boezii cinquemila di grave armatura e cinquemila di leggera, con più cinquecento a cavallo ed altrettanti amippi ; dei Corintii duemila soldati gravi, e degli altri secondo il poter di ciascuno} se non che i Fliasii vi avevano tutte le soldatesche, perchè questo esercito era nel loro territorio.
Gli Argivi che aveano da primo presentito quest’apparecchio de’ Lacedemoni , quando li videro avviarsi verso Fliunte per riunirsi con gli altri, allora anch’essi uscirono in campagna rinforzati dai Mnntineesi con gli alleati, e da tremila Elei di grave armatura. Kell’avanzarsi incontrano i Lacedemoni a Metridio dell’Arcadia, ed ambi gli eserciti occupano un colle. Gli Argivi si disponevano a battagliare coi Lacedemoni che erano ancor soli ; ma Agide mosso di notte celatamente il campo, marciava verso Hiunte per raggiungere gli altri alleati. Diche accortisi gli Argivi, al sorgere deiraurora si mossero prima verso Argo, poi per la strada di IVemea, dove aspettavansi che scenderebbero i Lacedemoni con gli alleati. Agide però non si voltò per la strada ch’ei credevano ; anzi avvisati i Lacedemoni, gli Arcadi e gli Epidaurii prese un’altra via scoscesa, e calò nella pianura degli Argivi, mentre i Corinti coi Pellenesi e i Fliasii marciavano da altra parte su per un’erta. I Beozii poi, i Megaresi e gli Sicionesi avevano avuto l’ordine di scendere per la strada di Nemea ove si erano fermati gli Argivi ; affinchè se mai e’ si avanzassero ad assalirli nella pianura, gli assaltassero alle spalle colla cavalleria. Ordinate cosi le sue genti, entrò Agide nella pianura dando il guasto a Sa minto ed agli altri luoghi.
Appena gli Argivi seppero ciò, sul far del giorno accorsero colà da Nemea, ed incontratisi nell’esercito dei Corintii e de' Fliasii, pochi uccisero de’ Fliasii , e pochi più dei loro furono morti dai Corintii. Frattanto i Beozii , i Megaresi e i Sicionesi marciavano alla volta di Nemea, ove non trovarono più gli Argivi ; i quali al vedersi guastare le loro terre , calati al piano si schierarono a battaglia , con a fronte i Lacedemoni che vi si apparecchiavano. Erano gli Argivi attorniati dai nemici ; poiché i Lacedemoni e le altre genti che avevan seco impedivano loro dalla pianura il passaggio per Argo ; i Corintii, i Fliasii e i Pellenesi dalla parte superiore ; ed i Beozii, i Scionesi e i Megaresi dal lato di Nemea. Mancavano inoltre di cavalli ; perocché della loro lega i soli Ateniesi non erano peranche arrivati. Contuttociò essi e i loro alleati in generale non credevano il caso presente pericoloso come lo era , e piuttosto stimavano di essere in sito opportuno per la battaglia , e di avere nel propio paese e vicino ad Argo tagliato la strada ai Lacedemoni. Ma quando gli eserciti erano in punto di azzuffarsi, due argivi, Trasillo ch’era de’ cinque capitani ed Alcifrone ospite dei Lacedemoni , furono ad Agide , e dissero che non doveasi far battaglia ; che gli Argivi eran pronti a dare e ricevere soddisfazione con perfetta egualità di dritto , circa quello di che i Lacedemoni li accusavano , e fatta tregua a mantenere in seguito la pace.
Essi però parlarono in tal modo di suo f senza U commissione del popolo. Agide da sé solo accettate le proposte, non stette neanch’egli a deliberare coi più ; ma conferita la cosa con uno degli ufficiali dell’esercito pattuì tregua per quattro mesi, infra i quali gli Argivi manderebbero ad effetto la promessa ; e subito levò il campo senza fiatarne con veruno de’ confederati. I Lacedemoni e gli alleati lo seguivano per riguardo alla legge, perocché egli era \l duce. Ma tra sé gl’ imputavano a grave mancanza che presentatasi loro bella occasione di battaglia, ed accerchiato il nemico per ogni lato da cavalli e fanti, dovessero ritirarsi, non fatta impresa alcuna degna di tanto apparecchio. E veramente questo esercito greco fu bellissimo oltre ogni altro che fino allora si fosse riunito, e bellissimo fu a vedere sinché stette accolto in Nemea, ove trovavansi ì Lacedemoni con tutte le forze loro , e gli Arcadi e i Beozii e i Corintii e i Sicionesi e i Pellenesi e i
Fliasii e i Megaresi, tutte genti scelte da ciascun Comune , che si credevano abili a stare a petto non solamente della lega argiva , ma ancora di chiunqu’altro vi si aggiungesse. Cotanto adunque indispettito l’esercito contro Agide, retrocedeva e poi si sciolse, tornando ciascuno alla sua patria. E dal canto loro gli Argivi molto più tenevano per colpevoli coloro che senza la saputa del popolo avevano pattuita la tregua ; stimando essi pure che i Lacedemoni fossero loro fuggiti di mano, quando si era presentata una occasione sì bella ; imperocché il combattimento sarebbe accaduto presso la loro città, e col braccio di molti e valorosi alleati. Però nella ritirata presero a lapidare Trasillo nel Caradro , ove prima di entrare in città sogliono giudicare le cause militari. Ed egli ricovratosi a piè dell’altare potè salvarsi ; nondimeno però pubblicarono i beni di lui.
Dopo di che essendo arrivato il rinforzo ateniese di mille soldati gravi e di trecento cavalli sotto il comando di Lachete e Nicostrato, gli Argivi, che contuttociò non avean voglia di rompere la tregua co’Lacedemoni, li pregavano a ritornarsene, e non li presentavano al popolo col quale e’ bramavano di negoziare, finché non vi furono astretti dalle istanze de’ Mantineesi e degli Elei che tuttora si trovavano in Argo. Allora gli Ateniesi, presente Alcibiade loro legato, dissero agli Argivi ed ai confederati : « Che siccome le tregue non erano state fatte rettamente senza il consenso degli altri alleati, cosi ora essendo essi opportunamente arrivati, bisognava intraprendere la guerra ». Persuasi gli alleati da queste parole tosto marciavano tutti verso Orcomeno dell’Arcadia, tranne gli Argivi, iquali sebbene persuasi di ciò, da primo restarono indietro ; ma poi finalmente vi andarono aneli’essi. Piantato il campo ad Orcomeno tutti d’accordo l'assediavano ; e vi davano assalti, desiderosi d’impadronirsene principalmente perchè vi erano gli statichi di Arcadia, lasciativi dai La ce demoni« E gli Orcomem, tra per la debolezza delle muri e per la moltitudine di quell’oste temendo di doversi vedei perdati prima che alcuno li soccorresse, capitolarono c condizione di esser compresi nella lega , e di consegnane per istatichi alcuni di loro , e di rendere ai Mantineesi quelli depositativi da9 Lacedemoni.
Appresso i confederati già padroni di Orcomeno deliberavano quale delle altre terre fosse da assaltare la prima. Gli Elei insistevano per Lepreo , per Tegea i Mantineesi, e con essi gli Argivi e gli Ateniesi. E gli Elei, sdegnati perchè gli altri non avevano risoluto di andare contro Lepreo, tornarono a casa. Il rimanente poi degli alleati si preparava in Mantinea per andar contro Tegea , ove alcuni degli stessi Tegeati trattavano di render loro la terra.
Ma i Lacedemoni tornati da Argo, dopo la tregua fatta per quattro meni, attribuivano in gran delitto ad Agide il non aver loro sottomessa Argo in una occasione si bella, che prima stimavano non essersi mai presentata ; poiché non era facile mettere insieme tanti e tanto valorosi confederati, E quando poi udirono della presa di Orcomeno, allora maggiormente esacerbaronsi gli animi, e tosto deliberarono per la rabbia (cosa contraria alla loro indole) doversi spianare la casa di Agide , e multarlo in centomila dramme. Pregavali Agide a non far nulla di questo, che in un’altra spedizione egli avrebbe con qualche bel fatto emendato quel fallo ; od altrimenti lo trattassero allora come volevano. Ritirarono i Lacedemoni la condanna della multa e della casa, e di presente posero una legge non mai prima stata tra loro , colla quale gli aggiunsero a consiglieri dieci cittadini di Sparta, senza i quali e’ non poteva condurre l’esercito fuori di città.
In questo viene loro avviso da parte de'suoi fautori di Tegea che s’ e’ non si portassero colà prontamente , quella città si recherebbe dalla parte degli Argivi ? loro alleati, e che la ribellione era poco meno che seguita. Allora vi traggono a stormo Lacedemoni ed Ilotft con inusitata prestezza. Marciavano per Orestio della Menalia ; e facevano intendere agli Arcadi della lega di riunirsi e venire sulle orme loro a Tegea : e intanto giunti essi tutti ad Orestio, rimandarono di là a casa la sesta parte di loro genti composta dei più vecchi e de' troppo giovani , i quali presidiassero la città ; e con le altre giungono a Tegea, ove poco dopo comparvero gli alleati di Arcadia. Spediscono altresì ai Corintii, ai Beozii, ai Forni ed ai Locrii, ordinando di accorrere sollecitamente a Mantinea. I quali con tuttoché procurassero di affrettarsi , nondimeno la cosa camminava lentamente , perchè non essendo riuniti ed aspettandosi l' un l’altro, si mostrava difficile il traversare il territorio nemico che tagliava loro di mezzo la strada. Ed i Lacedemoni, presi seco gli alleati di Arcadia che erano arrivati, entrarono in su quel di Mantinea : ed accampatisi presso al tempio di Ercole davano il guasto alla campagna.
Gli Argivi e i loro alleati quando gli ebbero veduti occuparono un luogo forte e disagevole , e si ordinarono a battaglia ; e i Lacedemoni andarono subito contro di essi, e si avanzarono alla distanza di un tiro di sasso o di strale. Allora uno de’ più vecchi vedeudo che essi si avanzavano contro un luogo sì forte, gridò ad Agide che egli intendeva di medicare un male con un altro male : significando che colla presente sua inopportuna prontezza e volesse compensare la rimprocciatagli ritirata d’Argo. Ed egli, o che fosse mosso da quel grido, o che a un tratto gli si affacciasse alla mente un altro pensiero, ritirò lecitamente l’esercito prima di azzuffarsi. E arrivato in su quel di Tegea, voltava nelle terre di Mantinea la corrente d’acqua per cui si fanno guerra i Mantineesi ed i Tegeati , a cagione del grave danno che arreca in qual dei due paesi ella si getti. Voleva egli che gli Argivi e loro alleati udendo ciò corressero giù da quell altura ad impedire il deviamento della corrente (per cui consumò tutta k giornata ), e così venissero a battaglia nella pianura. Gli Argivi con gli alleati stupefatti in principio che i Lacedemoni presentatisi appena si fossero ritirati, non sapevano che pensare : se non che quando furono fuori di vista , ed essi tuttavia stavano fermi senza inseguirli, allora di bel nuovo incolpavano i loro generali che avessero la prima volta lasciati andare i Lacedemoni per sorte colti vicino ad Argo, e che ora niuno inseguisse loro fuggenti ; anzi a suo bell’agio si salvavano, mentre essi Argivi venivano traditi. Turbaronsi in qnell’istante i generali, ma poi gli conducono via dal colle ; ed avanzatisi nella pianura, vi presero campo per andar contro il nemico.
Il dì seguente gli Argivi e gli alleati si misero in quella ordinanza che doveano tenere nella battaglia se l'occasione si presentasse ; e i Lacedemoni nel tornare dalla corrente verso il tempio di Ercole al medesimo accampamento , scorgono a poca distanza i nemici già tntti in ordine e molto dilungati dal colle. Non si ricordavano di essersi mai trovati tanto sbigottiti, come lo furono allora ; avendo poco tempo per prepararsi, e dovendo subito in tanta fretta prendere il loro posto secondo gli ordini dati minutamente dal re Agide in forza della legge, la quale portava che quando il re conduce da sè l’esercito, tutto è comandato da lui , ed egli dichiara l’occorrente ai colonnelli , questi ai capitani, essi ai tenenti, questi ai sergenti, ed eglino alla compagnia. In questo modo passano speditamente gli ordini di ciò che vogliono i re ; perciocché nell’esercito dei Lacedemoni, tutti sono ( tranne pochi ) comandanti di altri comandanti, e la cura della esecuzione spetta a molti.
Stavano adunque allora sul corno loro sinistro gli Scinti ( che soli tra’ Lacedemoni tengono da per sè cotesto posto. Presso di questi i soldati brasidiani di Tracia, e con loro i Neodamodi. Seguivano poi i Lacedemoni prò pio colle compagnie poste per ordine, e appresso loro gli Ereesi di Arcadia : quindi i Menalii, e sul corno destro i Tegeati con pochi Lacedemoni che occupavano {’estremità ; e ai due lati la cavalleria. Tale era l’ordinanza de9 Lacedemoni. Nell’esercito opposto tenevano l' ala destra i Mantineesi, perchè la battaglia era sul loro territorio : appresso venivano gli alleati di Arcadia, di poi mille Argivi di scelta milizia, che da molto tempo la città a pubbliche spese faceva esercitare nella guerra. Accosto ad essi gli altri Argivi; e dopo questi i Cleonesi e gli Orneati, loro alleati: finalmente sull’estremità gli Ateniesi che tenevano il corno sinistro con la propria cavallerìa.
Questo era lo schieramento e l’apparecchio dei due campi. Quello però dei Lacedemoni compariva più grande ; ma qual fosse il numero delle truppe di ciascun Comune, o di tutte insieme, non posso esattamente scriverlo , perchè s’ignorava quanta fosse la moltitudine de’Lacedemoni, a cagione del loro segreto governo : e quella di questi altri non era creduta per l’inclinazione che hanno i popoli di magnificare sempre il numero delle proprie soldatesche. Ciò non pertanto dal seguente computo può chicchessia dedurre quanti fossero i Lacedemoni che si trovarono a questa battaglia. Oltre agli Sciriti, che erano seicento, combattevano sette coorti ; in ogni coorte erano quattro compagnie; e in ogni compagnia quattro squadriglie; e in ogni squadriglia quattro soldati combattevano nella prima linea. Bene è vero che non tutti erano schierati egualmente in profondità , ma come voleva ciascun condottiero delle coorti ; nondimeno ordinariamente stavano otto di fronte : e in tutto la prima fila era di quattrocento quarantotto uomini, senza gli Scuriti.
Ma poiché già stavano per azzuffarsi, allora le genti di ciascun Comune erano rincorate in questo modo dai loro capitani. Dicevano ai Mantineesi che combatterebbero per la patria, e del dominio insieme e della:.schiavitù; per non venire spogliati di quello dopo averne provato i vantaggi, e per non trovarsi a sperimentar questa nuovamente : agli Argivi che si trattava del loro antico principato, e della uguaglianza sociale goduta una volta da essi nel Peloponneso ; che non soffrissero di vedertela tolta per sempre, e vendicassero le molte ingiurie ricevute da pòpoli nemici e confinanti : agli Ateniesi, che siccome pugnavano insieme con molti evalorosi alleati però non dovevano mostrarsi da meno di chicchefibsse; che vincendo i Lacedemoni nel Peloponneso renderebbero maggiore e pii fermo l’impero, nè mai più alcun altro invaderebbe le lóro terre. Tali erano gl’ incoraggiamenti dati agli Argivi e agli alleati. Dall’altra parte i Lacedemoni , ora l’un Faitro da per sè, ora colle canzoni militari, usavano a sprone di lor valenzia la ricordanza delle gesta di che erano testimoni a sè .stessi : sapendo esser più profittevole a salvezza il lungo esercizio nelle cose di guerra, che non le brevi esortazioni abbellite dalle parole.
Dopo di questo andavano i due campi adazauf-(arsi ; gli Argivi e gli alleati con passo forzato spiranti furore, i Lacedemoni posatamente e a tempo coi molli trombettieri che per legge sono fra loro, non per pratica religiosa ma per muoversi uniformemente a battuta, acciò l’ordinanza loro non si rompesse, come suole accadere nei grandi eserciti nel venire alle mani.
Ora mentre che si muovevano all’afironto il re Agide pensò di fcrquesto.Tutti gli eserciti nell’aszuffarai si spingono principalmente sul corno destro prolungandolo ; e si l’una parte che l’altra tenta di sopravanzare col corno destro la fronte opposta del corno sinistro del nemico ; perchè tutti per la paura cercano di proteggere al più possibile là parte sua scoperta collo scudo di chi gli sta accanto a destra, e credono che il serrarsi fitti insieme sia il miglior modo di ripararsi. Quegli che dà motivo di far questo è il soldato primo del corno destro, il quale studiandosi di sottrar sempre al nemico il fianco inerme fa sì che gli altri per la medesima paura lo seguono. Allora pertanto i Mantineesi col corno loro sopravanzavano d’assai gli Scinti; e i Lacedemoni e i Tegeati sopravanzavano anche pii gli Ateniesi in quanto avevano più numeroso esercito. Laonde Agide, parendogli che i Mantineesi si fossero troppo slungati, e temendo che il corno de’suoi non ne venisse circondato, ordinò agli Sciriti ed ai brasidiani di partirsi dal loro posto, e pareggiare di fronte i Mantineesi. E quanto allo spazio che restava vuoto, comandò ai due capitani Ipponoida e Aristocle che venissero avanti dal corno destro con due squadriglie ed ivi accorressero per riempirlo ; credendo che nondimeno sul suo corno destro resterebbero genti d’avanzo ; e che la parte opposta ai Mantineesi starebbe più ferma nella sua ordinanza.
Dato egli quest’ordine repentinamente nel momento stesso delFaffronto, trovossi al caso che nè /\ristocle nè Ipponoida vollero venire avanti ; onde furono appresso per questa causa banditi da Sparta con la taccia di averla fatta da codardi. Avvenne inoltre che il nemico fu il primo a menar le mani ; e non essendo venute avanti quelle squadriglie, sebbene Agide ordinasse agli Sciriti di ricongiungersi con esse, questi non poterono eseguir l’ordine nè chiudere in mezzo il nemico. Nonostante fu daddovero in tal giornata principalmente che i Lacedemoni, quantunque inferiori in tutto ciò che è perizia del mestiere, si mostrarono nulladimeno superiori in coraggio. Conciossiachè venuti appena alle mani col nemico, l’ala destri de’Mantineesi caccia in fuga i loro Scinti e brasidiani ; ed i Mantineesi con gli alleati e co’ mille scelti degli Argivi , piombando nello spazio suddetto non ancora ripieno trucidavano i Lacedemoni ; e circondatili li sbarattavano, egli incalzavano fino ai carriaggi, ove uccidevano alcuni dei più vecchi schierativi a guardia. Certamente su questo punto ave vano la peggio i Lacedemoni; nel resto però dell’esercito, e specialmente nel mezzo, ove era il re Agide, con intorno a sé la cavalleria chiamata dei trecento, avendo assaltati i più vecchi degli Argivi e le cosi dette cinque squadriglie , ed i Cleonesi e gli Orneati e gli Ateniesi schierati presso a loro , li misero in volta ; talché i più nemmeno aspettarono di venire alle mani ; ma vistisi venire addosso i Lacedemoni subito cederono; ed alcuni eziandio rimasero calpestati, per essere stati sorpresi prima di poter fuggire.
Avendo da questa parte cedutole genti degli Argivi e degli alleati, era già al tempo stesso rotto l’esercito anche dall altra ; e insieme il destro corno dei Lacedemoni e dei Tegeati circondava col sopravanzo della sua gente gli Ateniesi, i quali si trovavano in mezzo a doppio pericolo perchè accerchiati da un lato, e sconfitti oramai dall’altro. Ed avrebbero sofferto più di tutto il resto dell’esercito, se la cavalleria che avevano seco non li aiutava, e se non avveniva che Agide (sentendo essere travagliato il corno sinistro de’ suoi di faccia ai Mantineesi e ai mille Argivi) desse ordine a tutto l’esercito di marciare a soccorso di quella parte che veniva vinta. Eseguito quest’ordine, e le genti dei Lacedemoni nel portarsi colà essendosi cansate dagli Ateniesi, ebbero questi tutto l’agio di salvarsi ; e con loro quelli Argivi che erano stati vinti. Dall’altro canto i Mantineesi, gli alleati e la scelta degli Argivi non più attendevano ad incalzare i nemici ; anzi al veder vinti i suoi e sopravvenire i Lacedemoni si volsero alla fuga, e la maggìor parte de' Mantineesi fu tagliata a pezzi, laddove il grosso della scelta argiva potè salvarsi. Nè già la fuga di questi nè la ritirata degli Ateniesi fu precipitosa o lunga ; perchè i Lacedemoni rimanendo al loro posto, fanno diuturni e fermi combattimenti, finché non abbiano fugato il uemico ; ma quando l’hanno fugato, lo inseguono brevemente e poco lungi.
Tale a un di presso fu questa battaglia, la più grande fra le greche da moltissimo tempo in qua, e combattuta da città ragguardevolissime. E i Lacedemoni con pomposa mostra delle armi dei nemici uccisi ersero subitamente il trofeo, spogliarono i morti, e ritolsero i loro, che trasportarono a Tegea ove furono sepolti ; e con salvocondotto resero quei de’nemici. Morirono tra degli Argivi, degli Orneati e de’ Cleonesi settecento ; de’ Mantineesi dugento, e dugento pure tra Ateniesi ed Egineti co’ due capitani. Quanto ai Lacedemoni, gli alleati non soffrirono tanto che valga la pena d’esser narrato : e di loro propio era difficile sapere il vero ; ma si diceva esservene morti circa trecento.