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Ἱστορίαι

Ἱστορίαι Thucydides

Kitap 1

 
Tucidide ateniese ha scritto la storia della guerra fra i Peloponnesi e gli Ateniesi quando guerreggiavano tra loro, cominciando subito da poi che fu ordinata; avvisando che grande ella sarebbe e degna di ricordanza più delle passate, conghietturandolo dai floridissimi apparati d’ ogni maniera onde ambe le parti eran fornite per sostenerla, e dal vedere alcuni del rimanente di Grecia accostarsi subito ad uua delle due, e gli altri averne il pensiero. Infatti grandissimo fu questo commovimento pei Greci e per gran parte de' barbari, e, a dir cosi, per il più delle nazioni. Poiché, quantunque pel lungo spazio di tempo mi fosse impossibile ritrovar con chiarezza le imprese precedenti a questi fatti, ed anche le più antiche, nondimeno per le conghietture alle quali, spingendo al più lungi le mie indagini , mi avviene di prestar fede, parmi che grandi elle non sieno stale nè in fatto di guerra, nè di altro.
 
Egli è invero manifesto che la ora detta Grecia non ebbe in antico stabili abitatori : vi si succedevano anzi da principio trasmigrazioni, e ciascun popolo abbandonava di leggeri il proprio suolo, forzato volta per volta da gente più numerosa. Conqiossiachè} non essendovi mercatura nè sicuro commercio nè per terra nè per mare ; coltivando ognuno del suo tanto da viverne; non avendo sopravanzo di robe, nè facendo piantagioni nelle loro terre per l' incertezza che, mancanti com’ erano di mura, potesse mai alcuno venire a prender tutto per sè; e persuasi potersi procacciare ovunque il necessario vitto giornaliero , senza molta difficoltà lasciavano la patria : e per questo non erano potenti nè per grandezza di città uè per altro apparato. Ma soprattutto i paesi di miglior suolo, come la ora detta Tessaglia, la Beozia, il più del Peloponneso, dall’Arcadia in fuori, e da quel che vi era di più ubertoso nel rimanente di Grecia, continuamente mutavano di abitatori, perchè la bontà del terreno vi rendeva di alcuni preponderante il potere ; ciò che produceva fazioni interne per cui i popoli si consumavano, ed erano al tempo stesso più esposti alle insidiose macchinazioni degli stranieri. E però l’Attica, fino dai più remoti tempi immune da sedizioni per la sterilità del suolo, ebbe sempre gli stessi abitatori : e la cosa è da ciò principalmente dimostrata , che a causa delle trasmigrazioni la Grecia non si accrebbe altrove ugualmente. Perciocché dal restante di essa in forza di guerre o sedizioni sbalzati i più potenti si ricovravano presso gli Ateniesi, come a stabile dimora. Ascrìtti quindi alla cittadinanza, subito (ino ab antico pel numero degli abitanti resero più considerevole la repubblica : cosicché, restando dappoi angusta l’Attica, mandarono colonie anco nella Ionia.
 
Un’altra considerazione mi chiarisce sommamente della debolezza degli antichi. È certo non aver la Eliade (Grecia) prima della guerra troiana fatto impresa veruna in comune : e per me credo che neppure tutta insieme avesse ancora questo nome ; anzi che tal cognome punto non fosse, almeno prima di Elleno figliolo di Deucalione ; e che popolo per popolo, ed in maggiore estensione degli altri, i Pelasgi si attribuissero da sè il proprio soprannome. Ma che poi, Elleno ed i suoi figlioli fattisi poteuti nella Ftiotide, e quei popoli invitandoseli per proprio vantaggio anche nelle altre città, sin d’allora presso ciascuni, per lo usare con quelli, prevalesse il nome di Elleni. Il qual nome pur non potette per molto tempo pigliar piede fra tutti, come ne dà principalmente indizio Omero, che quantunque vissuto molto dopo la guerra troiana, in nessun luogo dà a tutti loro insieme cotal nome ; anzi non ad altri che ai compagni di Achille venuti dalla Ftiotide, i quali erano pure i primi che ebbero nome Elleni. Ma ne’ suoi versi uomina partitamente Danai, Argivi, Achei. Nè li chiamò barbari, perchè, come sembrami, non ancora gli Elleni erano distinti sotto un medesimo nome che agli altri contrappor si potesse. Or dunque gli Elleni, nè ciascun popolo in particolare , nò quelli che città per città s' intendevano scambievolmente, nè quelli che poi tutti insieme furono chiamati cosi, mai si erano riuniti fra loro a fare impresa veruna prima della guerra troiana, perchè deboli e senza comunicazione di scambievole commercio : anzi a questa spedizione concorsero perchè la maggior parte già usavano il mare.
 
Infatti Minos, il più antico di quanti ne conosciamo per udita, si procurò flotta, ed estese moltissimo la sua potenza sul mare che ora greco si appella : ebbe il dominio delle isole Cicladi, nel più delle quali il primo fondò colonie, scacciandone i Carii per istabilirvi principi i suoi figlioli ; e senz’ altro sgombrò a tutta possa dal mare i pirati, affinchè più facilmente e in maggior copia gli venissero le entrate.
 
Imperocché ab antico i Greci, e tra barbari quei di terraferma più vicini al mare, e gl’isolani (da che cominciò a rendersi più comune il tragitto scambievole con le navi ) si volsero al mestier del pirato sotto la condotta dei più potenti, per trovare lucro per sé e nutrimento per gl’invalidi. Assalendo le città senza mura ed abitate a borghi le depredavano, e di là traevano la maggior parte del vitto; mentre questo mestiero non era ancora in vergogna , ma godea piuttosto una certa reputazione. Ciò mostrano anche adesso alcuni di terraferma, appo i quali è decoroso il farlo con destrezza ; lo mostrano altresì gli antichi poeti, i quali tutti ad un modo interrogano coloro che in qualunque luogo approdino, colla domanda « se fosser corsari » come se non ne sdegnassero il mestiere quelli cui ne domandavano, e non ne facessero rimprovero quelli ai quali importava saperlo. Pratica vasi pure in terraferma simile scambievole ladroneggio ; e parecchi luoghi della Grecia giusta le antiche usanze lo praticano anche adesso, come i Locri Ozolii, gli Etolii, gli Acarnani e la terraferma di cotesti dintorni : ed è pure dall’antico ladroneggio restato costante, presso gli abitanti di terraferma , l’uso di andare armati.
 
Di fatto cosi costumavasi in Grecia tutta, attesoché i luoghi abitati erano senza ripari e mal sicure le vie di scambievole comunicazione ; però usavano vivere armati come i barbari : e queste parti di Grecia che seguitano a praticar così sono indizio di usanze simili estese una volta a tutti. Ma in questo stato di cose gli Ateniesi certamente furono i primi a deporre le armi, e con meno severa condotta passarono ad un vivere più molle e delicato : a cotesta delicatezza dee attribuirsi l’avere i più vecchi opulenti tra loro lasciato da poco tempo l’uso di portar toghe di lino, e di ornare in giro il ciuffo della chioma con intreccio di cicale d' oro ; e quindi questa sorta di abbigliamento si è mantenuta tra’ più vecchi degli Ionii , perchè discendenti degli Ateniesi, Ma di abiti mediocri e secondo il costume presente primi usarono i Lacedemoni; ed in tutto il restante i possidenti presero maniere al più possibile conformi a quelle della moltitudine. Furono medesimamente i primi ad ignudarsi, e spogliati in pubblico , nell' atto dei combattimenti ginnastici, si ungevano con olio ; laddove in antico nel certame stesso olimpico li atleti combattevano con fasce attorno alle vergogne ; nè sono molti anni che tal uso è cessato ; anzi tutt’ ora presso alcuni barbari, specialmente asiani, si propongono i premi del pugilato e della lotta, e vi si esercitano colle fasce a cintola. Cosi potrebbesi mostrare che la Grecia praticava molte altre maniere simili a quelle dei barbari di adesso.
 
Le città poi fondate più recentemente, quando già più frequente era l' uso del mare, essendo più abbondanti di denaro, si fabbricavano proprio sulle coste con mura con le quali comprendevano gl' istmi, per favorire la mercatura, ed afforzarsi contro i vicini : laddove le città antiche sì dell’ isole che di terraferma, per tema dei corsali che si ressero lungamente, erano fabbricate più di lungi dal mare ; poiché non solo i Greci tra loro, ma derubavansi anche gli altri che abitavano sulle coste , quantunque non esercitati sulla marina. Coteste città man tengono ancora la loro situazione distante dal mare.
 
Nè si davano meno alla pirateria gl' isolani che erano Carii e Fenicii, poiché costoro abitavano senza dubbio la maggior parte delle isole. Testimonio di ciò ; che nella purgazione di Deio fatta dagli Ateniesi nel corso di questa guerra, quando furono tolte tutte le arche de’morti che si trovavano nell' isola, più della metà apparvero Carii , riconosciuti al fornimento delle armi sepolte con loro, e al modo conforme a quello che ancora tengono nel sep~ pellire. Ma la reciproca navigazione si facilitò da che Minos ebbe dato forma alla sua flotta, avendo egli cacciato quei malfattori dalle isole, quando anche nella maggior parte di esse fondò colonie. E gli abitatori delle coste, che trovavano d’ allora in poi più sicuro il modo di far denaro, vi si fermavano più stabilmente ; ed alcuni eziandio si cingevano di mura secondo che crescevano in ricchezze. Perciocché l' avidità del guadagno induceva i deboli a soffrire il servaggio dei più forti, ed i più potenti coll9 affluenza delle loro ricchezze si facevano suddite le città più deboli. In tal maniera divenuti ornai più opulenti fecero poi la spedizione contro Troia.
 
Perciò credo avere anche Agamennone riunito quell’ armata, non tanto perchè i pretendenti d' Elena eh’ ei conduceva vi erano astretti dai giuramenti prestati a Tindaro, ma sibbene perchè era il più potente de’Greci d’ allora. Conciossiachè quelli stessi, che per tradizioni ricevute dai maggiori hanno più esatta contezza delle cose del Peloponneso, raccontano che Pelope con le ricchezze portate seco dall’Asia fu il primo ad acquistarsi potenza tra quei popoli miserabili; e pose, benché forestiero, il cognome del paese : che questa potenza anco maggiore toccò coll’ andar del tempo a’ suoi discendenti ; pel caso che Euristeo partito per la guerra , ed ucciso poi nelFAttica dagli Eraclidi, avea, per titolo di parentela, affidato il reggimento di Micene e del suo impero ad Atreo fratello di sua madre, il quale si trovava esule dal padre Pelope per avere ucciso Crisippo. Non essendo Euristeo altramente ritornato, ebbe egli il regno di Micene e dì quant’ altro era stato sotto il comando di Euristeo, col consentimento de' Micenesi mossi dal timore degli Eraclidi ; ed anche perchè godeva reputazione di valoroso, e si era colle sue maniere conciliata la moltitudine : e così rese i Pelopidi più forti de’ Perseidi. Delle quali forze divenuto erede Agamennone, che era anche più degli altri potente sul mare, parmi che col timore più che con le sue buone grazie raccogliesse P armata per eseguire la spedizione. Infatti si vede arrivare con maggior numero di navi, ed offrirle agli Arcadi, siccome lo ha dichiarato Omero, se pur vale per alcuno la sua testimonianza : e nella consegnazione dello scettro dice di più Che molt' isole e tuUa Argo reggea.
 
Or senza avere una flotta considerevole non avrebbe potuto , uomo di terraferma com’ egli era, avere impero al di là delle isole circonvicine, che certamente non potevano esser molte. Da quest' istessa armata si conghiettura cosa furono quelle prima di essa.
 
]Nè il dire che Micene fosse piccola cosa, o il considerare che niuna città d’allora passa oggi per considerevole , potrebbe servire di sicuro argomento ad alcuuo per non credere tanto grande essere stata quell’ armata quanto e l’hanno descritta i poeti, e ne è costante la fama. Perocché se venisse desertata la città dei Lacedemoni, restandone solo i templi e lo spazzo del fabbricato, credo che in progresso di molto tempo, nonostante la celebrità di essa, ne sarebbe dai posteri assai poco creduta la potenza , quantunque delle cinque parti del Peloponneso due ne posseggano, e su di esso tutto e su molti alleati di fuori abbiano il principato. Nondimeno per non essere il fabbricato della città riunito, né usare essa templi ed ediGzi sontuosi, ma essere edificata a borgate secondo l' antico costume della Grecia, ne scomparirebbe la potenza : laddove accadendo lo stesso agli Ateniesi, dall’ appariscente aspetto della distrutta città conghietturerebbesi due volte tanto. Ragion dunque vuole che non si lasci di credere, e non si considerino gli aspetti delle città piuttosto che la loro potenza; e però si giudichi essere stato quell’esercito maggiore di quelli di prima, minore di quelli de’ nostri giorni ; se pure anche qui si vuole prestar fede alla poesia di Omero, dalla quale, quantunque da lui ornata in modo che ne ricresca il soggetto, pure quell’ armata apparisce da meno di quelle dei nostri tempi. Conciossiachè ei l' ha descritta di mille dugento navi : quelle dei Beozii di centoventi uomini, quelle di Filottete di cinquanta, accennando , come parmi, le più grandi e le più piccole : ma nel catalogo delle navi non rammenta la grandezza dell’altre. Che poi fossero tutti remiganti e combattenti insieme lo ha dichiarato nelle na\i di Filottete, ove fa arcieri tutti quelli addetti al remo. E non è presumibile che vi fossero molti di sopraccarico a navigare con loro, eccetto i re e quelli dei primi gradi ; specialmente dovendo tragittar molto mare con li strumenti di guerra, senza aver pure navi con coverta, ma, secondo l' uso antico, costruite alla foggia de! corsali. Considerandone adunque il mezzo fra le più grandi e le più piccole è chiaro che, per essere stata la spedizione di tutta Grecia insieme, molti non furono quelli che vi concorsero.
 
Causa ne fu, più che la scarsità d’uomini, quella di danaro : perocché per mancanza di vettovaglia vi condussero gente in poco numero, e quanta speravano che dal luogo stesso della guerra potrebbe ritrarre il vitto. E sebbene appena arrivati nel territorio troiano vincessero la battaglia, come é chiaro ( perchè altrimenti non avrebbero potuto accamparsi con riparo di forte trincea ) pure apparisce che nemmeno colà fecero valere tutta la gente, ma si volsero alla coltivazione della penisola, e al ladroneccio per penuria di vitto. Onde, stando essi sparsi qua c là, più facilmente poterono per dieci anni resistere loro i Troiani, forti bastantemente per far fronte a quei che successivamente rimanevano al corpo dell’ esercito. Ma se andativi con munizioni da vivere, e tenendosi riuniti, lungi dal ladroneccio e dall’agricoltura, avessero senza interrompimento tirata avanti la guerra, riportando su loro vittoria , li avrebbero agevolmente soggiogati : giacché, sebbene non tutti insieme, ina colla porzione che di mano in mano rimaneva resistevano ai Troiani ; laddove stando fermi all' assedio avrebbero anche con minor tempo e fatica espugnato Troia. Deboli insomma per mancanza di denaro furono le imprese anteriori ; e questa medesima più rinomata di tutte le precedenti è certamente chiaro essere stata al disotto della fama e della voce che di lei ora ha preso piede per opera dei poeti.
 
Conciossiachè anche dopo i fatti troiani la Grecia era soggetta a trasmigrazioni e cambiamenti di abitatori, si che non poteva in tranquillo stato avanzarsi. Imperocché la lentezza dei Greci nel ritornare da Ilio fu cagione di molte rivoluzioni, onde nacquero fazioni nella maggior parte delle città •, e quelli che ne erano banditi altre se ne fabbricavano. Infatti i Beozi di adesso, nel sessantesimo anno dopo la presa di Troia, cacciati da Arne per opera dei Tessali, passarono nella campagua chiamata ora Beozia, e prima Cadmeide. In cotesta campagna era anche innanzi ima porzione dei loro, del numero dei quali furono quelli che andarono alla spedizione di Troia. Nell’ottantesimo anno i Dori con gli Eraclidi occuparono il Peloponneso : e appena dopo molto tempo, tranquillata stabilmente la Grecia, e liberata oramai dalle sedizioni, mandò fuori colonie. Gli Ateniesi fondarono quelle degli Ionii e del più delle isole : nell' Italia però e nella Sicilia, ed in altri luoghi del resto della Grecia, generalmente le fondarono i Peloponnesi: ma tutte queste colonie furono dopo i fatti troiani.
 
Essendosi resa la Grecia più potente, e procurandosi anche più che per lo innanzi acquisto di denaro (divenendo cosi maggiori l’entrate) laddove prima i principati erano ereditari con determinati autorevoli uffizi, si stabilivano ordinariamente nelle città governi tirannici, e di flotte si forniva la Grecia dandosi principalmente al mare. Fama è che i Corintii furono i primi a riformare le navi colla massima simiglianza al modo presente, e che a Corinto , innanzi a tutto il rimanente di Grecia, furono fabbricate triremi. Certo è poi che furono costruite quattro navi pei Samii da Àmiuocle corintio che ne faceva il mestiere ; e da che egli andò da’ Samii sino al termine di questa guerra sono circa trecento anni : e la battaglia navale più antica che si sappia è de’ Corintii co’Corfuotti seguita circa dugento sessanta anni innanzi il detto tempo. I Corintii poi, attesa la positura della città loro sull’istmo, ebbero sempre mai mercato ; perchè i Greci del Peloponneso e quei di fuori piuttosto che per mare avevano anticamente scambievole commercio per terra , passando a traverso il loro territorio : ed erano però sin d’allora potenti per denaro, conforme lo dichiarano anche gli antichi poeti, che danno a cotesto paese il nome di ricco. Ma da che i Greci più usavano il mare, i Corintii, fomiti coin’ erano di flotta, distruggevano i pirati, e così offrendo sicurezza di mercatanzia ai Greci del Peloponneso e di fuori, resero la città loro potente per entrate di denaro. Assai più tardi ebbero flotta gli Ionii a’ tempi di Ciro primo re dei Persiani, e di Cambise suo figliolo ; e guerreggiando con Ciro furono per qualche tempo padroni del mare loro adiacente. Al tempo di Cambise, Policrate tiranno di Samo , forte in mare, oltre ad altre isole che avea soggettate, espugnò Renea che consacrò ad Apollo di Deio: ed i Focesi, mentre fondavano Marsilia, ebbero vittoria navale su i Cartaginesi.
 
Queste erano le flotte più poderose ; pure manifestamente esse furono molte generazioni dopo i fatti di
 
Troia. Usavansi però poche triremi, ed invece tuttavolta barche a cinquanta rematori, come quelle che andarono contro Troia. E solo poco prima de5 fatti de5 Medi e della morte di Dario, succeduto a Cambise nel regno dei Persiani , ebbero gran numero di triremi i tiranni di Sicilia ed i Coriuotti; perocché queste furono le ultime flotte ragguardevoli nella Grecia prima della spedizione di Serse. Gli Egineti e gli Ateniesi e alcuni altri le ebbero piccole e per la maggior parte composte di navi a cinquanta rematori ; e ciò assai tardi, cioè, da che Temistocle ebbe persuaso agli Ateniesi, che erano in guerra con gli Egineti, e che si aspettavano il barbaro, di fabbricar navi colle quali vennero a battaglia, senza che però avessero ancora intera coverta.
 
Tali dunque erano le flotte antiche dei Greci e dei tempi appresso ; pure quelli che vi posero cura si acquistarono grandissima potenza per entrate di denaro e per dominio sovr? altri : perchè , specialmente coloro che non avevano sufficiente territorio, investivano colle navi le isole e le soggiogavano. Ma per terra non ebbevi veruna guerra che portasse notabile accrescimento di potenza , e quante ne sorsero erano di luoghi particolari coi confinanti : spedizioni al di fuori a molta distanza dal loro territorio per soggiogare altrui, i Greci allora non ne intraprendevano ) perchè le città ora suddite non avean fatto un sol corpo con le più potenti, e nemmeno da per sè facevano in comune spedizioni contribuendo alla pari. Si facevano piuttosto guerra tra loro i confinanti secondo le particolari occorrenze : e più che altro nella guerra dei Calcideesi e degli Eritreesi, avvenuta già nei tempi antichi, il rimanente della Grecia si divise a soccorso di una delle due parti.
 
Si frapponevano pure altrove per altri popoli ostacoli all’ ingrandimento ; e quanto agli Ionii, quando già le cose loro erano venute a grande avanzamento, Ciro e con lui tutta la monarchia persiana, sconfitto Creso e soggiogato ciò che era dal fiume Alis in poi sino al mare , portò loro la guerra, e ridusse in servitù le città di terraferma: Dario appresso vincitore colla (lotta fenicia soggiogò anche le isole.
 
Ma tutti i tiranni delle greche città studiosi solo del proprio interesse, della persona loro e degli avanzamenti delle famiglie, tenevansi ordinariamente dentro alle città per esser più sicuri che potevano ; e nulla fecero di rilievo, se non che in particolare qualche cosa contro i confinanti ; laddove q uei di Sicilia erano saliti in gran potenza. Così fu dappertutto la Grecia lungo tempo impedita che nulla di grande potè fare in comune ; e le città particolari erano, anzi che no, senza ardimento.
 
Quando però i tiranni d’Atene, e la maggior parte di quelli del rimanente di Grecia anche di prima quasi tutta tiranneggiata, e quando anche gli ultimi che restavano , eccettuati quei di Sicilia , furono distrutti dai Lacedemoni , questi appunto perciò si resero potenti, e davano norma allo stato delle altre città. Ora Lacedemone, quantunque, da che fu fabbricata dai Dori che l’abitano adesso, sia stata più lungamente di quante altre sappiamo agitata da sedizioni, pure sino da remotissima età ebbe buone leggi, nè mai fu soggetta a tiranni; essendo sino all' esito di questa guerra circa quattrocent’anni o poco più, che i Lacedemoni serbano il medesimo reggimento. Non molti anni dopo estirpati i tiranni dalla Grecia accadde a Maratona la battaglia de’ Medi con gli Ateniesi : dieci anni dipoi tornò con numerosa armata il barbaro per mettere la Grecia in servaggio. Nell’ imminenza di sì grave pericolo , siccome i Lacedemoni superiori di forze presero il comando dei Greci associati con loro per questa guerra ; così gli Ateniesi alla invasione dei Medi deliberarono di abbandonar la città : «gombraronla di fatto, e saliti sulle navi si fecero gente di mate. Poscia che d’accordo ebbero rispinto il barbaro, poco dopo tanto quei che allora si erano ribellati dal re, quanto gli altri Greci collegati a combatterlo, si divisero fra Lacedemoni ed Ateniesi ; i due popoli che senza paragone si distinguevano in potenza, quelli per terra, questi per mare. Ma durarono poco nella confederazione : anzi venuti manifestamente in discordia combatteansi tra loro coll5 aiuto degli alleati; e d’allora in poi ricorrevano ad essi anche gli altri Greci nelle loro differenze : cosicché dal tempo de' Medi sino a questa guerra, facendo continovamente, ora tregue insieme, ora movendo le armi l' un contro l'altro, o contro gli alleati che si ribellassero, misero in buon assetto gli apparecchi di guerra, e si fecero più esperti esercitandosi in mezzo ai pericoli.
 
I Lacedemoni avevano governo sugli alleati senza tributo, contenti di condurli con maniere officiose a reggersi in oligarchia conforme al governo di Sparta : per opposito gli Ateniesi col tempo si presero le navi delle città alleate, fuorché quelle de’Chii e de' Lesbii, e vi esercitavano impero, con aver di più messo imposte da pagarsi in denaro. Però gli Ateniesi e i Lacedemoni ebbero ambidue per questa guerra apparecchio proprio assai maggiore di quando , non ancor lesa la confederazione, erano le cose loro in istato floridissimo.
 
Ecco pertanto quello che ho trovato delle cose antiche ; le quali, tutto che successivamente comprovate da ogni maniera di argomenti, saranno appena credute; perchè la gente senza scrupoloso esame ascolta tutti ad un modo i racconti dei fatti dei maggiori, sieno anche del proprio paese. Quindi il volgo degli Ateniesi crede che Ipparco fosse tiranno quando fu ucciso da Armodio e da Aristogitone; non sanno che Ippia (di cui era fratello Ipparco e Tessalo ) come primogenito di Pisistrato reggeva allora Atene ; e che in quel giorno Armodio ed Aristogitone entrati improvvisamente in sospetto che qualche indizio della trama fosse stato dato da’ loro complici ad Ippia, non osarono arco« starsi a lui credendolo avvertito : ma incaparbiti in voler fare qualche prodezza prima di essere arrestati, essendosi presso al così detto Leocorio abbattuti in Ipparco, che ordinava la pompa della festa panatenaica, lo uccisero. Parimente in molte altre cose, tuttora esistenti, e pel tempo non obliate, non la pensano giustamente nè pure gli altri Greci. Per esempio che i re de'Lacedemoni rendan voto non con una ma con due pietruzze per ciascheduno ; che sia presso loro la compagnia Pitanate, che per niun modo vi fu mai : cotanto la ricerca del vero è intollerante di fatica pel maggior numero degli uomini, che più volentieri piegano alla corrente.
 
Nondimeno per le prove addotte non andrà lungi dal vero chi giudichi queste cose tali presso a poco quali per me sono state esposte, più presto che tali quali le hanno cantate i poeti con ornamenti che le ricrescono, o quali, per molcere le orecchie più che per dire il vero, le hanno raffazzonate i prosatori : cose mancanti di prove, e che generalmente per la loro antichità, senza esser credute, hanno preso piede nel genere delle favole. Nè fallir;« chi piuttosto pensi che, secondo antiche, col tener dietro a’più manifesti argomenti sieno state ritrovate tali da appagare. Così, tutto che gli uomini abbiano maggior concetto della guerra presente mentre vi combattono, e sbrigatisi di quella tengano in maggior conto le antiche ; pure a chi vorrà giudicarne propriamente dai fatti, questa si mostrerà essere stata più considerabile di quelle.
 
Quanto poi alle arringhe fatte da ciascuno essendo per attaccar la zuffa, o già in quella trovandosi, era certamente difficile ricordarsi esattamente delle parole, sia per me di quelle che ho io stesso udite, sìa per chiunque? che udite da altri me le riferiva. D perchè le ho riportate così come, attenendomi il più possibile all’ intero concetto delle parole veramente pronunziate, mi pareva clie ognuno , volta per volta che si presentasse l’occasione, avrebbe opportunamente parlato. Ma i particolari dei fatti di questa guerra non mi sono fatto lecito di scriverli per udita da chiunque mi si parasse innanzi, nè a mio capriccio ; bensì ho scritto quelli ai quali io sono stato presente, e quanto a quelli uditi da altri, li ho raccontati dopo la più esatta e perseverante ricerca intorno a ciascuno. Bene era malagevole il rintracciarli, perchè coloro che erano stati presenti a ciascun fatto non parlavano d’mi’ istessa cosa per egual modo, ma secondo l’affetto per una delle due parti, o la memoria che ne avevano. Forse i miei scritti per non essere in essi nulla che senta della favola, parranno ad udire meno dilettevoli ; ma per chi vorrà osservarvi la schietta verità delle cose passate , e di quelle che umanamente parlando debbono accadere a suo tempo presso a poco nel medesimo modo, avranno pregio bastevole per esser giudicati utili. Or sono essi composti per esser uu patrimonio per l'eternità, più presto che una disputa scenica da sentirsi fugacemente.
 
Delle guerre antecedenti la più famigerata è stata quella dei Medi ; pure ella fu prestamente decisa in due battaglie di mare e due di terra : ma la lunghezza di questa è stata grande, e vi si sono frapposti per la Grecia calamitosi avvenimenti, quali non altri mai in eguale spazio di tempo. Conciossiachè non furono mai prese e spopolate tante città, parte dai barbari, parte dai Greci stessi che erano in guerra tra loro ; alcune delle quali espugnate perderono gli antichi, ed ebbero altri abitatori ; nè tante persone bandite, nè tanto sangue sparso , sì nella guerra medesima , sì per causa di sedizioni. Onde le antiche tradizioni , ben di rado confermate dai fatti si resero credibili, sia riguardo ai terremoti che scossero più parli della terra e furono insieme violentissimi, sia rispetto agli eclissi del sole che accaddero più frequenti in paragone di qnelli che si ricordano nei tempi andati. In alcuni luoghi furono siccità grandi e fami conseguenze di esse, e quel contagioso morbo che sopra tutto danneggiò ed anche distrusse parte della Grecia ; flagelli che tutti concorsero a straziarla unitamente a questa guerra, alla quale diedero cominciamento gli Ateniesi ed i Peloponnesi colla rottura della tregua di trentanni fermata tra loro dopo la presa di Eubea. Ed io ho premesso i motivi di questa rottura e le contenzioni tra di loro f affinchè nessuno abbia mai a cercare donde surse guerra sì grande tra i Greci. Nondimeno cagione verissima, sebbene riposta nel più cupo silenzio, ne furono gli Ateniesi divenuti grandi, i quali mettendo paura ai Lacedemoni li ridussero nella necessità di risolversi per la guerra. Ma le cause di cui si parlava senza mistero, e per le quali ruppero la tregua e si messero in guerra, furono da ambe le parti le seguenti.
 
Epidamno è città alla destra di chi entra nel seno ionico, colla quale confinano i Taulanzii barbari di nazione illirica. I Corfuotti vi avevano fondata colonia di cui fu capoFalio figliolo di Eratoclide di stirpe corintia, di quei della discendenza di Ercole, fatto venire dalla città madre giusta l’antica usanza. Si unirono con lui a questa fondazione alcuni di Corinto ed altri di stirpe dorica. In progresso di tempo la città degli Epidamni divenne grande e popolosa : ma dopo molti anni di sedizioni interne furono, come è fama, da non so qual guerra dei vicini barbari malmenati e privati in gran parte di loro potere. Finalmente innanzi questa guerra i popolani cacciarono i magnati; e questi usciti si accordarono co’barbari a infestar co’ ladronecci per mare e per terra i rimasti in città. Gli Epidamni adunque che erano in città trovandosi alle strette spediscono legati a Corfù, come a città madre, pregandola di non essere indifferente sulla loro sciagura, ma a riconciliare con loro gli usciti, e por tino alla guerra dei barbari. In atto supplichevole seduti nel tempio di Giunone chiedevano queste cose ; ma i Corfuotti non prestarono orecchio alle loro supplicazioni, e gli rimandarono senza effetto.
 
Conobbero gli Epidamni non doversi aspettare verun soccorso da Corfù ; e dubitando come dar buon sesto all9 urgenza del momento, spedirono in Delfo a consultare il nume, se dovessero consegnare la città ai Corintii come fondatori di quella colonia, e tentare di ottenere qualche sussidio. Il nume rispose, la consegnassero e li prendessero per loro duci. Pertanto gli Epidamni andarono a Corinto, e secondo l’oracolo, consegnarono la colonia, dimostrando il fondatore di quella essere corintio; e manifestando la risposta dell’ oracolo pregavano i Corintii non dovessero mettere in non cale la loro roviua , ma soccorrerli. I Corintii, persuasi aver dritto alla colonia non meno de’ Corfuotti, promisero il soccorso, non solo per dovere di giustizia, ma eziandio per odio contro i Corfuotti stessi y che quantunque coloni loro li trascuravano , non rendendo ad essi nelle solenni adunanze i consueti onori, nè accordando il dritto di precedenza nelle cose religiose a un cittadino di Corinto, come usavano le altre colonie. Anzi li disprezzavano, inorgogliti per essere allora potenti in denaro quanto i più ricchi Greci, e negli apparecchi di guerra anche più forti ; invaniti pure talvolta della loro grande superiorità sulla marina, e dall’avere i Feaci, famosi per le loro flotte, abitata di prima Corfù : motivo per cui con studio maggiore allestivano naviglio, nel quale erano di fatto formidabili, perocché avevano centoventi triremi quando incominciarono la guerra.
 
I Corintii adunque che avevano tutti questi titoli di rammarico, di buona voglia spedirono a soccorso di Epidamno delle genti composte di Ambracioti, di Leucadii v di loro ; invitando ancora qualunque volesse andarvi ad abitare. Passarono per la via di terra ad Apollonia, colonia dei Corintii, per paura di non essere impediti dai Corfuotti in tragittando il mare. I Corfuotti pertanto quando intesero la venuta ad Epidamno di cotesti abitatori e di quelle genti, e che la colonia si era data ai Corintii, se ne adontarono} e senza perder tempo si misero in mare con venticinque navi seguite poi da altra armata, e contumeliosamente ordinavano agli Epidamnii di riammettere gli usciti, che andati a Corfù aveano additato i sepolcri e rammentato i vincoli di consanguineità ; pregando con questo titolo di esser ricondotti in patria, e rimandate le genti speditevi dai Corintii unitamente a quei nuovi abitatori. Gli Epidamni non li obbedirono in nulla ; e però i Corfuotti andarono contro essi con quaranta navi, e con gli usciti per ricondurveli ; con più un rinforzo d’Illirici. Fermarono il campo dinanzi alla città , e mandarono fuori una grida che dava intera franchigia a qualunque degli Epidamni o forestieri volessero uscire ; altrimenti gli tratterebbero da nemici. Quelli non prestarono loro orecchio, ed i Corfuotti assediavano la città situata sull’ istmo.
 
Ma i Corintii, venuta da Epidamno la nuova dell’ assedio, allestivano armata e ordinavano colonia per Epidamno, con piena uguaglianza ne’ diritti civili per chiunque volesse andarvi ; permettendo che depositasse cinquanta dramme corintie chi volendo entrare a parte della colonia non gradisse imbarcar subito con gli altri : e furono molti tanto a imbarcare , quanto a sborsare il denaro. Pregarono ancora i Megaresi a convogliarli colla (lotta , se mai fosse loro da’ Corfuotti impedita la navigazione ; e quelli allestirono una conserva di otto navi, ed i Paleesi di Cefallenia di quattro. Richiesero di navi pure gli Epidauri che ne ofl’rirono cinque, gli Ermioticsi una , i Trezenii due , i Leucadii dieci, e otto gli Ambraciotti. Ai Tebani ed ai Fliasii domandarono denaro, ed agli Elei navi vuote e denaro : de’ Corintii proprio si allestivano trenta navi, e tremila soldati di grave armatura.
 
Pervenuti tali apparecchi a notizia dei Corfuotti, questi andarono a Corinto co’ legati de’ Lacedemoni e dei Sicionesi che seco presero, ed intimarono ai Corintii di richiamar la guarnigione di Epidamno ed i coloni, come se sopra a quella citta non avessero diritto : e se pur nulla vi pretendevano, volevano che ne dessero ragione dinanzi a quelle città del Peloponneso delle quali convenissero entrambi ; e che quelli dei due ai quali la colonia fosse aggiudicata , ne ritenessero il dominio. Soggiungevano che eran pronti a rimettersi all’ oracolo di Delfo , ma dissuadevano i Corintii dal far guerra ; altrimenti protestavano che dalle loro violenze sarebbero essi pure costretti a farsi, pel proprio vantaggio, amici quelli che e’non gradirebbero, uno cioè dei due superiori in potenza. Rispondevano i Corintii che ove i Corfuotti richiamassero da Epidamno le navi ed i barbari, delibererebbero : prima di questo non essere del loro decoro contentarsi a piatire , mentre gli Epidamni soffrivano l' assedio. Parimente , i Corfuotti rispondevano farebber tutto, se anche i Corintii ritirassero da Epidamno la gente loro ; e di più esser pronti a far tregua , col patto di restare entrambi al loro posto sino alla giuridica decisione.
 
Ma i Corintii non approvarono nulla di questo ; anzi avendo già le navi in punto , ed essendo presenti gli alleati, prima di tutto spedirono araldo a dichiarar guerra ai Corfuotti ; e fatto vela con settantacinque navi e due mila soldati di grave armatura , navigarono sopra Epidamno per combattere i Corfuotti. Erano ammiragli Àristeo figliolo di Pellico, Callicrate di Callia e Timanore di Timanto : guidavano la fanteria Archetimo di Euritimo , ed Isarchide di Isarco. Arrivati che furono ad Azio nell’Anactoria, ove è il tempio d’Apollo alla bocca del seno ambracio, i Corfuotti premisero loro un araldo spedito su d’ uno schifo per intimare che non proseguissero il corso contro essi; e intanto allestivano le navi, rimettendo i banchi alle vecchie perchè fossero buone per mare, e racconciavano le altre. L’araldo, non riportò veruna paciGca risposta dalla parte dei Corintii ; ed essi che avean già allestite ottanta navi, poiché quaranta erano all’ assedio di Epidamno, si mossero incontro, e messa la flotta in ordinanza appiccarono la zutfa. La vittoria fu manifestamente pei Corfuotti colla perdita di quindici navi dei Corintii. Nel giorno stesso avvenne che i loro all’assedio di Epidamno ebbero per capitolazione la piazza , col patto di vendere i forestieri, e di dover serbare prigioni i Corintii, sino a che non si fosse altrimenti deliberato.
 
Dopo la battaglia i Corfuotti ersero trofeo a Leucimna promontorio di Corfù, e uccisero gli altri prigionieri che avevano presi, ritenendo in carcere i Corintii. Appresso, quando i Corintii con gli alleati, rimasti sconfitti nella battaglia navale, furono tornati a casa, i Corfuotti restarono padroni di tutto il mare di quelle adiacenze , e navigarono contro Leucade colonia dei Corintii ; ne devastarono la campagna , e diedero fuoco a Cillene arsenale degli Elei, perchè avevano somministrato navi e denari ai Corintii : e per la maggior parte dell’ anno, dopo la battaglia navale, tennero il dominio del mare, e colle navi assalendo gli alleati dei Corintii gli malmenavano ; finché, al sopravvenir della state, i Corintii mossi dai disastri degli alleati vi mandarono navi e truppe , e posero il campo ad Azio nei contorni di Chimerio della Tesprotide , per servir di presidio a Leucade e alle altre città loro amiche. Parimente i Corfuotti colle navi e colla fanteria tenevano il campo di faccia a loro in Leucimna: ma delle due flotte nissuna si mosse contro l’altra ; anzi restando ferme sulle difese per quell’estate, al venir dell’inverno se ne tornarono a casa.
 
I Corintii però in tutto l’anno dopo la battaglia navale e nel seguente, pieni di rabbia per la guerra dei Corfuotti, fabbricavano navi ed allestivano nel più compiuto modo la flotta, soldando rematori del Peloponneso e dell’ altre parti di Grecia. Alla nuova de? loro preparamenti impauriti i Corfuotti che non erano in lega con nissuno dei Greci, nè si erano fatti pur descrivere in quella degli Ateniesi o dei Lacedemoni, risolvettero di presentarsi agli Ateniesi per mettersi nella loro alleanza, e far di tutto per avere qualche soccorso. Informati di questo i Corintii mandarono essi pure ambasciatori ad Atene , affinchè la flotta degli Ateniesi non si riunisse con quella de’Corfuotti, ed impedisse ad essi Corintii di disporre la guerra in quel modo che volevano. Vi si tenne adunanza, e venuti a dire ognuno le sue ragioni, i Corfuotti parlarono cosi.
 
« Egli è giusto, o Ateniesi, che quei che si presentano ad altri per chieder soccorso, senza anticipato credito di segnalato benefizio o titolo di alleanza, come noi ora facciamo, incomincino dal dimostrare , prima, che utili sono le loro dimande, o almeno non dannose, quindi che avranno stabile riconoscenza : se niuna di queste cose porteranno all’ evidenza , non si sdegnino del rifiuto : lo che confidando poter sicuramente fare, ci hanno qua spedito i Corfuotti per domandarvi alleanza. Ma egli addiviene che le maniere stesse da noi sin qui tenute non sono dinanzi a voi valevoli rispetto al nostro bisogno , ma più tosto , al presente, dannose alle cose nostre. Conciossiachè non avendo pel passato sino ad ora appartenuto di buon grado a veruna alleanza, veniamo adesso per implorarla da altri , noi che appunto per questo, nella presente guerra co' Corintii ci troviamo abbandonati da tutti : e quella che prima parea nostra prudenza ( il non far lega con veruno per non partecipar dei pericoli a voglia altrui ) è ora venuta a tale da sembrare sconsigliatezza e debolezza. Certo nella passata battaglia navale abbiamo da noi soli respinto i Cannili : ma da che si son mossi contro di noi con apparecchio maggiore tratto dal Peloponneso e dal rimanente di Grecia , e da che ci vediamo impotenti di sostenerci colle sole nostre forze ( tanto più che grande sarebbe il pericolo se fossimo da loro sottomessi ) siamo astretti a cercar sovvenimento da voi e da qualunque altro. E meritiam perdono , se non per malignità , ma per errore di opinione siamo ridotti ad avere ardire contrario al primo proposto di fuggire ogni briga.
 
« Ma se ci compiacerete, la congiuntura del nostro bisogno per voi sarà bella per molti rispetti. Primieramente porterete soccorso a gente ingiuriata, non già che offende altrui : dipoi, perchè avendoci accolti mentre corriamo gli estremi rischi, tal grazia ne compartirete di cui resterà la più indelebile ricordanza. Di più , dalla vostra in fuori, abbiam noi flotta la più considerabile : ora , osservate qual più rara felice occasione per voi, o più molesta ai nemici dar si possa, di quella che una potenza ( ad aggiugnervi la quale avreste speso tanto denaro e tanta gratitudine ) si offra di per sè stessa , dandosi a voi senza niuna vostra spesa o pericolo, che inoltre fama vi arrechi di virtù verso il pubblico, ingeneri riconoscenza in chi soccorriate, ed a voi medesimi aggiunga forza e vigore. Vantaggi invero che , tutti insieme riuniti, si sono in ogni tempo conseguiti da pochi : e ben rari son quelli che, domandando allenza , si presentino a coloro cui la domandano per recare, più presto che per ricevere, sicurezza e decoro. E se taluno crede che non nascerà la guerra, per la quale noi potremmo esservi utili , la sbaglia nel suo pensiero , e non s’accorge che i Lacedemoni, per la paura che han di voi, non veggon l' ora di farvi guerra ; che i Corintii , da per se potenti , sono anche vostri nemici , e che ora incominciano dal preoccupar noi per farsi strada ad assalir voi, affinchè voi e noi animati da odio comune non ci mettiamo d’accordo contro di loro , e così vadano falliti in una di queste due mire, o di abbatter noi, o di afforzare sè stessi.
 
« Ma tocca a voi il prevenirli coll’ accettare l'alleanza che i Corfuotti vi offrono, e così preoccupare, piuttosto che ribattere, le loro macchinazioni. Se poi dicauo non esser giusto che riceviate i coloni loro, imparino che ogni colonia ben trattata onora la città madre , oltraggiata se ne aliena : poiché i coloni vengono mandati per essere non servi, ma alla pari con quelli che rimangono. Or la loro ingiusta soverchieria è manifesta ; invitati a giuridica decisione sul fatto di Epidamno, han voluto con le armi, piuttosto che con la bilancia del dritto, procedere su i capi d’ accusa. Però quel che fanno verso di noi che siamo del loro sangue, vi serva di buon argomento per non lasciarvi sedurre dalle loro frodi, nè condiscendere a dirittura alle loro domande ; perciocché più di tutti dura nella sua sicurezza chi meno si carica di pentimenti per favori fatti ai nemici.
 
« Nè già voi romperete i trattati coi Lacedemoni, se accettate noi, che nè di loro nè di voi siamo alleati : poiché in quelli è dichiarato che se una città greca non sia in lega con alcuno possa accostarsi a quale delle due parti le piaccia. E sarebbe certamente strano che venga permesso ai Coriutii di trar soldati, pel servizio della flotta , dalle città comprese nella vostra lega , dal resto della Grecia , e fino da quelle che vi sono suddite ; ed essi all’ opposto escludan noi da un9 alleanza proposta a tutti, e da’ sussidi che altronde possiamo avere. E avran poi coraggio di apporvi a delitto il consentire alle nostre domande ? Noi con più ragione vi apporremmo a delitto la repulsa, però che rifiutereste noi che non siamo nemici vostri , e che corriamo pericolo : e non che far fronte a loro veri vostri nemici e poco meno che assalitori, li lascereste piuttosto avvantaggiarsi di nuove forze tratte dal vostro stesso dominio, contro ogni giustizia ; la quale all’ opposto vuole, o che anche a loro vietate di assoldare la vostra gente, o che mandiate a noi pure quel soccorso che crederete ; anzi, a meglio dire che, ricevendoci palesemente n Ila vostra lega, ci aiutiate. Lo che, come abbiam detto innanzi, torniamo ora a mostrarvi essere per molti rispetti del vostro vantaggio: ma soprattutto (e questo vi sia pegno sicuro di nostra fede ) perchè i nemici nostri lo erano medesimamente di voi, nè già deboli, ma forti abbastanza per farla pagar caro a chi tenti staccarsi da loro. Nò per ultimo è per voi tutt’ uno il tenervi fuori da questa che vi si offre alleanza marittima, non già terrestre : anzi principalmente non dovete permettere, se potete, che verun altro abbia flotta, o almeno avere amico chi più valga in quella.
 
« E chi trova utili queste proposizioni, ma teme , abbracciandole, di rompere i trattati, intenda che questo suo timore , accompagnato dalla forza , piuttosto spaventerà i nemici, e che la sua fiducia , rimanendo debole % in faccia a nemici potenti, sarà meno formidabile : intenda di più che la presente sua deliberazione ha per oggetto , non meno di Corfù, Atene stessa, e che intorno a questa non antivede il meglio ; se con una guerra imminente e poco meno che attuale, risguardando solo al presente sta in tra due nell’ aggiugnersi a una città , la cui amicizia o inimicizia è di grandissimo momento. Conciossiachè, tralasciando molti altri vantaggi, Corfù risiede in sito opportuno pel tragitto d’Italia e di Sicilia, da non permettere che di là vengano altre flotte ai Peloponnesi, e da favorir per là il passaggio di quelle che partano da Atene. Le quali cose tutte comprendendo in somma, da ciò imparate a non ci rigettare. Tre sono le flotte considerevoli dei Greci ; la vostra , la nostra e quella dei Corinlii : se dunque trascurerete che due di queste si riducano in una, e se primi saranno i Corintii ad occupar noi, vi troverete a combattere in mare co’ Corfuotti insieme e co’ Peloponnesi ; laddove, accogliendoci, sarete in grado di combatterli colle vostre navi aumentate dalle nostre ». Cosi parlarono i Corfuotti ; e dopo loro i Corintii così.
 
« Avendo questi Corfuotti fatto parola non solo di essere ammessi alla vostra alleanza, ma eziandio di essere ingiuriati da noi, e di soffrire a torto questa guerra, forza è che noi pure tocchiamo prima questi due capi, per passar poi agli altri punti dei quali siamo per parlarvi : così voi preconoscerete esservi maggiormente utili le nostre richieste, e non irragionevolmente rifiuterete i servigi di costoro. Dicono non aver per prudenza fatto mai alleanza con veruno; mentre hanno costumato così più presto per ribalderia che per virtù : perciocché non vogliono avere testimoni alle loro nequizie per non doversi vergognare di averli invitati. La stessa loro città, che colla sua positura ne porge il più bel destro da ciò, li rende, più che se lo fossero per convenzione, giudici delle ingiurie che contro gli altri commettono, perchè senza navigare a casa altrui non fanno altro che intraprender quei che per necessità vi approdano. Ecco la forza del bel pretesto di non conoscere alleanza ; di questo si ammantellano, non per evitare la complicità delle ingiustizie altrui, ma per commetterle da sé soli ; per usar violenza ove abbiano maggiori forze ; per soverchiare altrui, ove riesca tenere occulta la trama ; e per negare sfacciatamente qualunque usurpazione. E pure se fossero uomini dabbene come si vantano, quanto meno erano esposti alle invasioui altrui, tanto più potevano palesemente far mostra di virtù, col rendere , e col ricevere quel che è di giusto diritto.
 
« Ma non adoperano così nè con gli altri nè con noi. Anzi tutto clic nostri coloni, ci sono sempre stati ri' belli, ed or di più ci fanno guerra, allegando non essere stati mandati per soffrir danno : e noi pure diciamo avervi mandato colonia, non per patire insulti, ma per averne il governo e riscuoterne il dovuto rispetto. Certo le altre colonie ci onorano, ed è la gente al maggior segno contenta di noi: onde è chiaro che se siamo bene dei più, non può darsi che questi soli sicno giustamente disgustati di noi. Nè contro il nostro decoro porteremmo ad essi la guerra, ove non fossimo grandemente offesi. Ma sia pur nostro lo sbaglio : sarebbe stato nondimeno quanto dignitoso per loro cedere al nostro sdegno, altrettanto vergognoso per noi oppor violenza alla lor moderazione : laddove essi, oltre a mille altre offese, dopo non essersi data alcuna premura per Epidamno travagliata dal nemico, andati appena noi a soccorrerla, hanno colla loro petulanza e licenza, causata dalle ricchezze, espugnato cotesta città di nostra giurisdizione ; e la ritengono tuttora.
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