I Beozii fecero promessa ai Lesbii di dieci navi, ed Agide di altrettante. Tutte queste cose si facevano senza la saputa di Spana, avvegnaché Agide, finché si trattenne col suo esercito a Decelia, fosse padrone di spedir genti ovunque volesse, e di radunarne, e di esiger denaro ; e, per dirla, gli alleati obbedivano assai più lui che non i Lacedemoni di città, perchè coll’esercito che aveva seco da per tutto mostravasi formidabile. Egli adunque faceva per i Lesbii. I Chii e gli Eritrei, che anch’essi eran pronti a ribellare , non si volsero ad Agide ma a Sparta, ove trovarono un ambasciatore spedito da Tissaferne che a nome del re Dario, figliolo di Artaserse, governava le provincie inferiori. Sollecitava Tissaferne i Peloponnesi, e prometteva di pagar egli gli stipendii, per i seguenti motivi. Gli aveva il re poco fa richiesto i tributi di quelle sue provincie; ed ei non avendoli potuti riscuotere dalle città greche a cagione degli Ateniesi, e restando tuttor debitore, sperava che affliggendo gli Ateniesi più facilmente gli sarebbero portati i tributi, e che insieme renderebbe i Lacedemoni alleati al re ; e secondo gli ordini che da
«¿so aveva, o gli condurrebbe vivo Armoge figlio bastardo di Pissutne, che si era ribellato nella Caria, o lo ucciderebbe. I Chii adunque e Tissaferne andavano di concerto in questa cosa.