introduction
Senonchè nell’ anno decorso vivamente sollecitato dal dott. G.Cioni, ora Direttore della tipografia Galileiana, finalmente annuii a concedere il manoscritto, a condizione però che, prima esaminatolo scrupolosamente, vedesse se fosse conveniente pubblicarlo colla stampa ; essendo certo che per la dizione, per la lingua e per molte frasi verrebbe giudicato immeritevole di comparire al pubblico, e anzi di spiacevole lettura; a meno che in più luoghi non ne fosse cangiata e corretta la dettatura.
Ma il suddetto Direttore della tipografìa Galileiana protestandosi ignaro affatto del greco, volle approfittarsi dell’opera del mio scolare Giuseppe Meini, giovine che sente molto addentro nelle lettere greche e italiane. I quali due riunitisi in frequenti tornate adempirono il mio desiderio di ridurre il volgarizzamento in modo da non disgradare ai leggitori. Quindi giudicherà il pubblico se sia stato raggiunto lo scopo a cui s’intendeva.
Aggiungerò che quando mi venne fatta premura di pubblicare la mia versione, avendo il sig. Meini voltata in italiano l’orazione funebre detta da Pericle nel secondo libro, desiderai che vi fosse inserita a suo luogo invece della mia; non tanto perchè a mio avviso è dettata con molta proprietà di lingua, quanto ancora per la molta intelligenza dei sensi di quella sublime ed ingegnosa conci one.