Sotto due aspetti può considerarsi Tucidide: e come scrittore e come istorico ; e per l’uno e per l'altro titolo dare tenere egli il primo luogo. Come scrittore, giusta il giudicio di Cicerone, supera tutti nell' artifìcio del dire; e tanto è pieno di cose, che il numero delle parole equivale quasi a quello delle sentenze : il suo discorso è così pròprio e conciso che tu non sai se dalle parole le cose, o piuttosto dalle sentenze prendano lume le parole. Quintiliano, ponendo in parallelo Tucidide ed Erodoto, trova nel primo pienezza e concisione, nell’altro dolcezza, candore, copia : il primo di concitati, l’altro di tranquilli affetti; il primo concionatore, l’altro oratore; l’uno efficace , l’altro piacente.
Relativamente poi al merito di Tucidide come istorico, da Luciano nel suo libro « del modo di scriver l’istoria » viene proposto a modello; esigendo che lo storico narri con schiettezza le cose quali avvennero; che sia libero, impavido, amante della verità, giudice integerrimo, senza odio, senza amore di parte ; che in certo modo non abbia nè patria nè principe; che non studi di lusingare questo o quello ; che scriva non per dar nel genio ai contemporanei, ma per giovare a chi verrà dopo ; avendo per oggetto, nel caso che cose simili alle narrate avvenissero, che di ciò che è stato scritto possa giovarsene all’ occasione.