Nicia sentendo ciò, e vedendo giornalmente crescere la forza del nemico ed il proprio intrigamento, benché spesso anche per l' innanzi spedisse ad Atene per dar ragguaglio d’ogni fatto in particolare, tanto più il fece allora, essendoché credevasi ridotto in grave fortuna, e se noi richiamassero senza aspetto colle sue genti, o non ne mandassero dell’altre in buon numero, non ci vedeva scampo veruno. E perché temeva che i mandatari, o per insufficienza nel parlare, o per mancanza di spirito, od auche per dir qualche cosa a grado della moltitudine, non riferissero il vero, scrisse una lettera, stimando che così gli Ateniesi, infor- mali con esattezza della mente sua non travisata dal reJatore, delibererebbero intorno al vero. Pertanto gli spediti ^ da lui partirono colla lettera e colle commissioni che doveano esporre a bocca ; ed egli, tenendo ormai il campo : sotto guardia, vegliava contro i non cerchi pericoli.
Traci sopra la città d’Amfipoli, e non potè espugnarla. Per lo che, partito da Imereo e fatte girare le triremi nello , Strimone, l’assediava di sul fiume: e cosi compievasi questa estate.
All’entrata del verno arrivarono in Atene gli spediti da Nicia , dissero quanto a voce era stato loro ordinato, risposero a quello di che ciascuno gl’interrogava , e consegnarono la lettera che il cancelliere della città, . fattosi avanti, lesse agli Ateniesi j e diceva cosi :